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IL CASO/ Migranti, ospedali e mucca pazza, istruzioni per "ribaltare" il 2016

Nel 2016 dovremmo smetterla con la politica delle emergenze e iniziare a penzare soluzioni a lungo termine per non farci trovare alla mercé delle circostanze. CARLO BELLIENI

Matteo Renzi con Sergio Mattarella (Infophoto) Matteo Renzi con Sergio Mattarella (Infophoto)

All'inizio dell'anno avanzo un proposito per il mondo della stampa e della politica, viste le note di cronaca che già hanno segnato questi primi giorni del 2016. Perché non provano ad uscire dalla logica delle emergenze e aprire scenari a lungo termine?

Abbiamo assistito in questi giorni ai tragici eventi familiari di donne morte in gravidanza, morti che per qualche motivo si sono concentrate in pochi giorni, e abbiamo visto come i massmedia abbiano iniziato una ricerca della colpa di qualcuno; cosa interessante e doverosa – che comunque, se mal amplificata, non aiuta certo a far sentire la popolazione al sicuro in quella che è una delle migliori sanità pubbliche del mondo –, ma non sarebbe ancor più interessante liberare il concetto di malasanità dal singolo errore e domandarsi se il modello-azienda degli ospedali, in cui il malato è "utenza", in cui il medico è "fornitore di servizi" sia davvero adeguato?

In cui insomma curare gli altri sembra un lavoro pari agli altri (e non lo è, non lo deve essere, non perché migliore o peggiore ma perché ontologicamente diverso)?

Abbiamo poi assistito all'emergenza smog, e anche qui sembrava di vedere una corsa alla migliore organizzazione del traffico (controllo cittadino o regionale? Targhe alterne o blocco del traffico?), quando il problema di base era che non pioveva e non piovendo il particolato non spariva dall'aria; ma sulla pioggia non ci sono decreti o ordinanze che tengano, e ci si doveva accontentare di piccoli risultati. Dopo la pioggia, il problema se ne è andato via coll'acqua piovana, ma non è sparito quello dell'inquinamento e soprattutto dello spreco delle risorse che viene da una scarsa educazione civica all'uso delle fonti di calore meno inquinanti, e soprattutto all'uso parsimonioso che non significa fare i pezzenti ma non sputare sulla ricchezza che la natura ci regala, sperperandola.

Per non parlare dell'emergenza-scuola, dove è stato un bene vedere un alto numero di assunzioni, ma un bene forse di corto respiro se non si torna a dare agli insegnanti il gusto di insegnare, ripensando la scuola nel suo scopo, nel suo rapporto con la fisiologia del bambino e dell'adolescente (costretto al chiuso per metà giornata o ad imparare con poca motivazione), e non solo (massimo dell'innovazione!) le forme tecniche di didattica.

Ritorneranno presto, purtroppo, altre emergenze: fiumi in piena o ponti che crollano, e ci ritroveremo a rincorrere il livello degli argini invece di agire sulla deforestazione e la cementificazione irrazionale. Ci troveremo ad essere angosciati dal prossimo annunzio di epidemia catastrofica, come avviene da due o tre lustri in cui l'aviaria o la suina o la mucca pazza, o l'H1N1 avrebbero dovuto far sparire il genere umano a sentire alcuni commentatori invece siamo ancora qui, ma poco si è fatto per educare le persone ad una vera cultura della salute. 


COMMENTI
07/01/2016 - Il ribaltone (claudia mazzola)

Ogni generazione nuova cosa farebbe se fosse tutto a posto? Non muoverebbe un dito. A me il mondo piace così, da costruire, con le istruzioni di Dio!