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PAURA MONDIALE/ Gen. Mori: la "bomba" peggiore è quella libica

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Kobler deve mettere d'accordo non Tripoli e Tobruk, ma chi sta dietro a quei governi. Per non far nomi, da una parte Turchia e Qatar, dall'altra Emirati ed Egitto. Diversamente non se ne viene a capo. 

Siamo arrivati allo scontro diretto tra le due maggiori potenze del Golfo, l'Iran sciita e l'Arabia Saudita sunnita. L'Isis un anno fa sembrava il fattore determinante, ora sembra una variabile dipendente.
Lo è. Il califfato è uno strumento del gioco delle potenze regionali e mondiali che hanno interessi nell'area. Ma starebbe in piedi l'Isis, se non ci fosse un motivo per cui è conveniente non affondarlo del tutto? Saranno 40-50mila combattenti, un accordo internazionale tra le potenze della regione lo toglierebbe di mezzo al massimo in un paio di mesi. Ma questo non conviene a molti, forse a nessuno. 

Da dove viene oggi la minaccia più grave alla stabilità internazionale? Più dal Medio oriente in fiamme o dall'Asia-Pacifico, dove i rapporti sono tesissimi?
A mio modo di vedere il nodo più delicato e pericoloso è quello mediorientale, perché si è arrivato al confronto diretto tra due potenze a ispirazione religiosa e alle differenze dottrinali si aggiungono gli interessi economici. E nessuno sembra sapere più di chi si può fidare. 

Fino all'altro giorno c'era un guardiano del mondo, ma quando esplodono le bombe viene da pensare che la politica e l'intelligence abbiano fatto un passo indietro.
L'accordo di Vienna sul nucleare iraniano ha determinato un innesco tale di vicende da cambiare lo scenario sotto i nostri occhi. E' ozioso discutere se Obama, e Bush prima di lui, si siano resi conto che stavano perdendo il controllo della politica mondiale. Resta il fatto che la loro politica ha fatto credere a molti competitori, prima sotto il giogo di quella politica, che si poteva uscire dal cerchio e dar vita a esperienze e costruzioni che poco prima non era possibile neppure ipotizzare.

Cosa interessa davvero all'America?
Il suo vero obiettivo è il contenimento dell'espansione cinese. La mia impressione è che il Medio oriente non interessi più di tanto agli Stati Uniti e che essi lo usino perfino come diversivo per altre potenze, non solo regionali ma anche mondiali, come la Russia. 

Una strategia che potrebbe condizionare anche un eventuale presidente repubblicano?
Sì, perché in questo caso non abbiamo a che fare con la politica italiana. 

E l'ordigno ritrovato davanti a una filiale di Banca Etruria a Perugia?
Come pericolosità è un fatto di poco conto. Ma da noi tutto diventa conflitto politico e qualsiasi cosa buona allo scopo viene usata per attaccare gli avversari. Certo è indice di un malessere sociale.

(Federico Ferraù)



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