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Cronaca

IMMIGRAZIONE CLANDESTINA/ Il giurista: un reato inutile, ma anche dannoso

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Nell'aprile 2014 il Parlamento aveva approvato una legge delega di depenalizzazione di una serie di reati, incluso quello di clandestinità. A novembre dell'anno appena passato il Consiglio dei ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo sulla depenalizzazione proprio in attuazione di quella delega. In quell'occasione il governo ha però tenuto fuori il reato di clandestinità dal pacchetto di reati da depenalizzare. Prima che scadano i termini ormai imminenti per poter attuare questa delega, il Governo potrebbe reintrodurre la clandestinità nel pacchetto dei reati da depenalizzare. Si tratterebbe di una scelta politicamente coraggiosa, che peraltro dovrebbe indurre a riflettere sulla necessità di strumenti effettivi e non solo simbolici per affrontare il problema dell'immigrazione irregolare. Chi oggi contrasta quella scelta omette di dire che in realtà questa norma non ha portato a nessun risultato.

 

La norma è solo inutile o anche controproducente?

Il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha opportunamente sottolineato come ci sia anche un effetto controproducente determinato dal reato di clandestinità. Gli immigrati che arrivano sul nostro suolo, in quanto autori di quel reato, hanno lo status di indagati e non di mere persone informate sui fatti. Quindi quando sono sentiti dalla polizia giudiziaria, ad esempio per identificare gli scafisti, hanno le garanzie che il nostro sistema processuale prevede per chi è inquisito, garanzie che però di fatto rappresentano in questo caso un inutile ostacolo alla già difficile attività della magistratura.

 

(Pietro Vernizzi)

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