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VERITA' & BUGIE/ Da bambini siamo più sinceri, ma da grandi ci vogliam più bene…

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Chi almeno una volta nella vita ha nascosto a un suo pargolo la Nutella — sostenendo che era terminata — sa bene cosa accade poi, quando dal mobile della dispensa salta fuori il barattolo della verità. Per un bambino di quattro anni non c'è giustificazione che tenga: dal suo punto di vista, tu, adulto, gli hai rifilato una sonora menzogna. Per inciso, a nulla vale tentare di tirarsi fuori con attenuanti del tipo: "Tesoro, non ti ho detto una bugia; la mia era un'invenzione selezionata a fin di bene".

Oggi dalla sociologia arriva la conferma che per i piccoli, le bugie a fin di bene hanno lo stesso peso di quelle esclusivamente opportunistiche. Secondo un recente studio canadese della McGill University, i bambini nascono con un chiaro giudizio etico che li fa ben distinguere la verità dalla menzogna. Poi con l'età, cambia la percezione dell'inganno. Da grandi si entra in conflitto con sé stessi e ciò che un tempo si riteneva una frottola, vien fatto scivolare facilmente nella categoria dell'onesto: se dire una piccola bugia lubrifica la relazione, la coscienza chiude un occhio.
Insomma, bugiardi autoindulgenti si diventa. 

Il che è ragionevole: man mano che le relazioni evolvono e diventano delicate, il rapporto tra bene e verità si fa sempre più controverso. Decidere a quale delle due dare più voce diventa discrezione del singolo.

Per dirne una: la "verità" è che il soufflé di ieri sera mi è riuscito dal forno "un po' stopposo", per usare l'espressione genuina di mio figlio. Il "bene" invece è fare in modo che la mia autostima di cuoca autodidatta non s'afflosci del tutto sotto una critica eccessiva ("Saporito, nutriente… Ecco, se avesse giusto quel tocco di respiro in più sarebbe perfetto", cit. del coniuge affamato). 

Oppure: verità è che l'ultimo taglio di capelli di mia sorella la fa sembrare una Mafalda appena sveglia; bene è che lei si piaccia comunque sia, e già che ci siamo, non mi etichetti come la solita sorellastra-critica-invidiosa-fuori moda.

"Quanta verità può sopportare, quanta verità può osare un uomo? Questa è diventata la mia unità di misura, sempre più" sosteneva Nietzsche. Dall'esperimento sociale, ora sappiamo che le unità di misura di noi uomini cambiano di pari passo con le taglie dei vestiti. Quando crescono, i bambini iniziano a farsi mille scrupoli, e la verità — con tutto il suo strascico di conseguenze — è roba per fegati forti. Osare solo fino a un certo punto e abdicare il senso morale in nome della convenienza sociale diventa allora un gioco da ragazzi.

Anche la sopportazione della verità è una dote marcatamente individuale.


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