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DARIO FO/ Caro Dario, sei stato uno "stalker" dell'amicizia gratuita e sconfinata

Se ne è andato Dario Fo (1926-2016), premio Nobel per la letteratura, uno dei più poliedrici protagonisti della cultura italiana degli ultimi 40 anni. Il ricordo di un'amica. SILVIA BECCIU

Dario Fo (1926-2016) (LaPresse) Dario Fo (1926-2016) (LaPresse)

Caro Dario, l'unica tua opera che conosco ancora oggi è Mistero Buffo (non ho problemi ad ammettere la mia ignoranza: non è il caso di metterla sempre giù dura, come mi hai insegnato anche tu).

C'è già stato e ci sarà, spero per lungo tempo, chi, più competente di me, approfondirà il tuo lavoro, la tua arte, il tuo genio. Su quel capolavoro che ti ha reso famoso, posso solo dire che da donna cattolica che tiene alla sua fede, suggerirei di usarlo per le lezioni di catechismo perché penso insegni la cosa più importante di ogni religione: non rinunciare a dire "io", a vivere in modo personale, libero e critico.

Quello che vorrei proprio ricordare, non è una delle tante cose che ti ha reso famoso, dal Nobel all'impegno artistico, civile e politico, ma l'opera privata che ti ho visto realizzare e per la quale hai e avrai sempre un posto particolare nella mia memoria e nel mio cuore.

L'opera che merita di essere raccontata è quella dello stalker. Sì, proprio quell'attività perseguibile penalmente che consiste nell'assillare qualcuno, ma che nel tuo caso è stato un puro gesto di amicizia gratuita e sconfinata. Un amico comune si era ammalato ed era bloccato in casa, non perché non potesse spostarsi, ma perché la malattia lo aveva reso insicuro e impaurito. Tu capisti subito il problema e iniziasti a telefonargli per convincerlo a raggiungerti nella tua casa al mare a Cesenatico. Era il mese di giugno. Io andavo spesso a trovarlo e mi capitò di incappare nelle vostre telefonate: "Hai deciso?" chiedevi. "No, non ancora", rispondeva l'altro. E tu: "Non c'è problema. Ti richiamo domani. A che ora preferisci?". E lui: "verso l'una". "Benissimo, verso l'una ti richiamo". Il giorno dopo, verso l'una richiamavi. E così per giorni e giorni. Preso per sfinimento e, più realisticamente, travolto da un affetto che gli aveva ridato vita e gusto di rischiare, lui accettò. E mi chiese di accompagnarlo. 

Quando arrivammo, in piena estate, tu, Franca e i vostri collaboratori eravate in una fervente attività lavorativa: c'erano dipinti ovunque, bozze di libri da correggere, incontri da preparare. La tua presenza mi intimidiva, non perché tu non fossi alla mano, anzi, lo eri con tutti, ma perché la tua curiosità e il tuo voler carpire ispirazione da tutto, ti rendeva uno spettacolo da guardare.

Naturalmente il nostro amico passò con te e Franca dei giorni bellissimi che lo aiutarono a riprendere forze. E io ricevetti un regalo: uno dei tuoi disegni raffiguranti una Madonna con Bambino e con una dedica: "A Silvia mistica". Non ho idea di cosa avessi in mente, del perché me lo scrivesti. Non avevamo nemmeno conversato a fondo, solo scambiato qualche breve battuta.


COMMENTI
14/10/2016 - dario fo (Paolo Cantoni)

grazie al sig Italo Amitrano per il suo commento

 
14/10/2016 - a proposito della ennesima beatificazione. (Italo Amitrano)

San Filippo Neri pregava Dio affinché lo Spirito Santo gli tenesse sempre la mano sulla testa, per evitare di dire sciocchezze. Oggi, moltissimi cattolici o hanno smesso di chiedere o non hanno mai chiesto alla SS. Trinità di ottenere la grazia di questa "protettiva imposizione delle mani".