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DARIO FO/ La mia ultima intervista con lui: l'infinito, il papa e la rosa di Franca Rame

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Dario Fo (1926-2016) (LaPresse)  Dario Fo (1926-2016) (LaPresse)

DARIO FO. Ho visto Dario Fo in primavera, per un'intervista che sapevo essere ultima e preziosa. Una casa piena di quadri. Centro di Milano, e proprio all'angolo, a guardare la piazza, le fioriere con le rose che aveva voluto regalare Franca al Comune. Dario Fo me l'ha confidato proprio sulla porta, invitandomi ad andarle a vedere. "Lei andava a potarle, ci metteva il concime… io non sono capace, e fatico a scendere da solo. Ma vai a vederle, fioriscono anche d'inverno… Mi è capitato a gennaio di avvicinarmi per caso, convinto di vedere solo degli sterpi, e invece c'era una rosa carnosa, profumata, così bella! Sembrerò scemo, ma mi è sembrato un segno".

Quanto ho amato e quanto mi ha fatto arrabbiare Dario Fo. Amato quel suo Mistero Buffo che allargava la ragione, anche sulla storia ingurgitata senza riflettere e giudicare, e quanto divertiva, quanta intelligente arguzia e quanta stima per quel medioevo che ci avevano sempre e solo detto essere buio e cupo e invece appariva giullaresco e profondo, drammatico e fantasioso. Quanta voglia di litigare, anche, con le sue intemerate da piazzista, con le sue battaglie che non potevano essere le mie, contro il livore verso la Chiesa che è casa mia, e che lui non capiva e non voleva capire nella sua eterna, universale grandezza. Contro la sua ideologia, checché dicesse che non ne era servo. Ma incontrarlo vecchio, e senza Franca – ferita insanabile al cuore che l'aveva addolcito – è stato un incontro umano bellissimo. Voleva parlare del papa, sembrava che citasse un coetaneo compagno di battaglia, e si faceva domande senza rispondere, lasciando aperte tutte le porte, guardando come perduto per spettare un'indicazione, una via. Chissà.

Che ne sarà, di me, di Franca, che non vedo più. La vita eterna per lei la vorrei eccome. 

Così si prega, così ci si apre al Mistero. Chiediamo il per sempre per le persone a cui vogliamo bene. Il buon Dio ci prende attraverso ciò che ci è più caro e non importa come, non importa quando. Che struggimento, vedere un uomo non domo, ma più docile, più umile. Si fa portare un succo di frutta, spiega che i vecchi devono bere tanto, che si sente debole. Sorride, è felice quando mi complimento per le belle fotografie con lui e Franca, insieme.

Mi metto nella sua testa, nel suo cuore. Penserei anch'io che ne sarà, di quel che abbiamo amato, lottato, sofferto, goduto, fatto. Di tutti i ricordi, dei volti amici, che ne sarà. Un uomo è grande se non fugge la vita, e soprattutto non fugge il suo significato, ad ogni sua tappa. Un uomo è grande se sa mettere in dubbio le sue certezze che paiono granitiche, e quando sa vedere il varco che spalanca un infinito possibile.  



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COMMENTI
17/10/2016 - La buona fede (ALBERTO DELLISANTI)

Penso che Lucia Corucci creda fermamente in ciò che ha scritto. E' in buona fede, come si dice (e come penso). Ma all'occasione, interroghiamoci se davvero in questa o quella circostanza siamo propriamente in buona fede, in una fede buona. Se per caso non vi sia una arroganza della fede nel liquidare Fo e il suo funerale in piazza. Amo Monica Mondo per quel suo sguardo volto a coglierlo tutto quel guazzabuglio dell'anima che vi è in ciascuno di noi. Primi della classe non ve ne sono, come instancabilmente ci dice il Magistero del Papa. Lo ripete a sua volta in CL don Carron, e in questo ben lo seguo, anche se non in tutte le prese di posizione di CL (come ormai stabilizzatesi) io mi ritrovo. Ma a rendere possibile di "vivere insieme" è proprio quel primo indispensabile gradino che il Magistero papale, come quello ciellino (mi si passi questa definizione che non vuole essere canonica, ma solo per dare l'idea dell'importanza di un ruolo), ci indicano (entrambi) provvidenzialmente. Monica Mondo ci ricorda come verso Fo ci si sia dovuti impegnare in militanze di ben altro segno rispetto a battaglie particolari che lo vedevano tra i leader. Ma ci ricorda, e ci racconta per sua personale esperienza, come un interrogativo sul Mistero albergava pure nell'artista con una passione per il Medio Evo, nell'uomo che amò come gli riuscì la moglie Franca, al punto di augurarle che vi sia l'al di là. Uomo. Se ne è andato, prima di riuscire a desiderare le esequie nella Santa Madre Chiesa.

 
15/10/2016 - Dario Fo (lucia corucci)

Mi aspettavo, non so perché,un articolo così. E vai, anche il laico Fo, abortista, mangiapreti, nichilista etc. anche lui si è aperto al Mistero, come diciamo noi cielllini. Ma la facciamo un po' finita? Se cercava Dio, poteva chiedere i funerali religiosi ed invece eccola lì la Milano radical-chic ha dare un senso a ciò che, senza Gesù, non ha senso, la morte ,appunto. A me, con tutto il rispetto, delle rose della sua Franca Rame che, quando io ero poco più di una ragazzina, girava con il prezzemolo insieme alla Bonino incitando all'aborto, nn me ne importa nulla!