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DOPO MATTHEW/ La vita ricomincia nel fango nero con riso, fagioli e olio

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Non sembra nemmeno più il posto che conoscevo.

Arriviamo alla biblioteca: l'uragano ha strappato e gettato lontano le finestre e inondato d'acqua i locali. La maggior parte dei  libri sono andati perduti, ma sul balcone un gruppetto di studenti lavora con impegno: stendono al sole i libri, sfogliano a turno le pagine perché non si attacchino insieme, poi li rimettono al sole con un sasso sopra perché il vento non li porti via. Sono stanchi e accaldati, un po' incerti nel dirci che non si sa quando i corsi riprenderanno. Ma i libri sono preziosi e non possono andare perduti. Allora, in attesa che riprendano le lezioni, loro li stendono al sole ad asciugare.

Haiti è così. La puoi scuotere dalle fondamenta con uno dei peggiori terremoti che la storia dell'uomo ricordi, la puoi inondare e spazzare con un uragano della massima violenza, ma lei, Haiti, troverà sempre un modo per rialzarsi, un punto da cui ricominciare, da cui ricostruire. Non so dove trovino questa forza, questa determinazione. Ma gli haitiani sono così. Si siedono su un ballatoio in cemento, sotto il sole impietoso dei Caraibi e sfogliano le pagine di un libro steso al sole ad asciugare, mentre attorno a loro il paesaggio devastato testimonia l'ennesima catastrofe. Sfogliano le pagine e fermamente credono che il libro asciugherà, e la vita riprenderà il suo corso. Che domani andrà meglio.

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