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Cronaca

VALENTINO ROSSI/ E papà Graziano, qual è il segreto di quei due?

Pare che nel mondo dello sport per avere successo sia meglio stare da soli, senza amici e parenti. Il caso di Valentino Rossi però ci dice che non è così. LUIGI CAMPAGNER

Valentino Rossi (LaPresse)Valentino Rossi (LaPresse)

Gira voce negli ambienti sportivi — lo conferma nel suo ultimo libro Il mio basket (Dalai, 2012) Sandro Gamba — che non ci sia nulla di meglio dell'"allenare un orfano". Un caustico luogo comune che fotografa le condotte di tanti genitori che non sanno far a meno di complicare la vita ai figli. Tuttavia, come altre apparenti verità, anche questa non coglie nel segno, scambiando un dato statistico con la riuscita di un'ambizione. Nomi come Mazzola, Meneghin, Maldini, Sacchetti, Cagnotto e per tagliare corto Bryant (Kobe e papà Joe), sono sufficienti per rendersi conto che la statistica non dice la verità. Almeno non tutta. Nell'elenco manca volutamente il nome Rossi, che negli ultimi due decenni gli italiani hanno imparato ad associare a Valentino e Graziano, dopo averlo indissolubilmente saldato al Pablito dei Mondiali di calcio 1978 e 1982.

Domenica scorsa si è chiusa definitivamente in Giappone la speranza per Valentino Rossi di aggiudicarsi il campionato MotoGP (e con esso il decimo alloro mondiale). Il titolo è finito, con merito, nella cesta dei trofei del ventiduenne Marc Marquez, al suo quinto titolo. La delusione in casa Rossi è immaginabile, ma con tre cadute e un motore fuso è impossibile vincere un mondiale. 

Ad ogni modo nella "marea gialla", la schiera dei tifosi che segue il Dottore da ogni angolo del mondo, continuano a prevalere l'ammirazione, lo stupore e l'entusiasmo per l'indomito trentasettenne di Tavullia, che ha trasformato il MotoGP da sport d'élite a sport popolare. Un'avventura iniziata nell'infanzia, ovvero nel passato remoto di Valentino, per opera del padre Graziano, pilota di talento anche se non vincente come il figlio. "Più incline all'applauso che al risultato, più da pole che da podio, grande staccatore e piegatore da brivido, corse perse per impennate e traversi da circo, avido esibizionista e showman in pista e fuori", così lo descriveva tempo fa Massimo Falcioni su motoblog.it.

Graziano ha sfiorato il titolo mondiale in sella alla Morbidelli 250. Dopo alcune importanti vittorie in 500, ha lasciato le due ruote a 26 anni in seguito ad alcuni incidenti: in pista a 270 all'ora con una Yamaha della scuderia Agostini e in auto l'anno prima. È lui che ha fabbricato a Valentino il primo go-kart trascinando il figlio in gare con gli amici piloti. "Andava come un missile" e ci batteva, racconta il padre con orgoglio in una delle tante interviste. Ed è ancora lui a metterlo in moto a non ancora tre anni. "Vacanze con Valentino non ne ho mai fatte, ma viaggi tanti", aveva confidato Graziano in Il distacco incolmabile, il breve racconto incluso, con altri venti di genitori separati e nuclei monoparentali, nel libro smALLholidays. Vacanze a geometria variabile (Cinquesensi, 2015).