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Veronica Panarello condannata / Il dramma di una donna che chiede come si fa a vivere

Pubblicazione:martedì 18 ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento:martedì 18 ottobre 2016, 16.42

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Tutte donne che non hanno saputo reggere il rapporto più intimo e profondo che ci sia nell'esistenza umana, quello della madre con il proprio figlio. Ci sarà malvagità, follia, menzogna — e chi può misurarle?, ma c'è l'incapacità ad attraversare la fatica quotidiana di un bimbo da crescere, una casa da governare, un marito da amare, magari una depressione da tenere a bada, e goderne anziché esserne stroncati. E come si fa a farcela se facilmente si è vittime della propria profonda "insicurezza esistenziale", per usare i termini di Zygmunt Bauman, spesso legata alla solitudine, al non sentirsi amati e abbracciati per quello che si è, alla mancanza di amicizia, così normali nelle nostre relazioni formali o chattanti?

Ecco, il volto e l'urlo di Veronica ultimamente non chiedono chi ha ragione e chi ha torto, come ci si fa giustizia o come ci si fa risarcire, ma come si fa a vivere. Scappare da questa domanda è la più tragica delle menzogne, per tutti.



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COMMENTI
22/12/2016 - L'autore è innocentista (ALBERTO DELLISANTI)

Di Vitali ricordo un precedente articolo nel quale mi pare di ricordare che ritenne ingiusta la condanna della madre di quel bambino di otto anni, Loris Stival, al quale fu tolta la vita. Ma gli accenti di profonda umanità espressi dall'autore in quella occasione sono ciò che maggiormente ricordo. Quella donna (madre, moglie, nuora, figlia e quant'altro) è comunque una persona tragica per la quale mi risulta possibile perfino "dubitare" che avvenga un errore giudiziario. Oggi Vitali mi lascia molto perplesso. Parte lancia in resta con la idea dell'errore giudiziario che secondo lui prevarrebbe nei confronti del Signor Logli. Certamente lui attribuisce - al giudice che ha sentenziato - una sicumera che sola (secondo Vitali) può portare a una condanna del Logli. Il quale è una persona che come tutte le persone deve beneficiare della presunzione di innocenza. Ma certo nulla ha fatto per diradare sospetti che in modo per nulla incongruo si sono addensati su di lui (compreso il tentativo di procurare un grandissimo male alla moglie manovrando una scala sulla quale la poveretta era salita). Voglio dire che Vitali mostra una sorta di sicumera uguale e contraria a quella che lui addebita a chi ha giudicato in prima istanza. Vi saranno la seconda e la terza istanza. Giusto interrogarsi, perché un errore giudiziario è sempre questione assai grave. Ma vedo un pregiudizio innocentista a favore del Logli e una dimenticanza apparente della persona moglie, tragica vittima.

 
20/10/2016 - Una possibilità (Daniela Blandino)

Ho apprezzato molto questo articolo, e mi spiace di commentarlo tardivamente. La prima cosa che mi ha colpito di questa vicenda, il primo giorno che ne hanno parlato i telegiornali, è la totale solitudine e il rifiuto, anche da parte di parenti stretti, che questa donna ha sperimentato. È vero: se non ci sono una famiglia e degli amici che sostengono nel cammino, la vita può essere molto difficile da vivere, a volte impossibile. C'è stato qualcuno che ha accompagnato questa mamma? Se c'è, bisognerebbe chiedergli quali difficoltà insormontabili ci sono state per comprendere meglio cosa è accaduto. Se non c'è stato nessuno allora la vera colpa è un po' di tutti. Ma il bene ci può essere anche nelle più grandi sofferenze. Se non ho capito male il padre di Veronica ha detto, dopo la sentenza, che non la abbandonerà mai. Mi viene in mente il padre di Erika di Novi Ligure e il percorso che ha fatto sempre accanto alla figlia. Il bene può ancora esserci per Veronica, per suo padre e per coloro che vorranno esserci.