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SOMALO INCITATO AL SUICIDIO/ Quando il Cielo si fa troppo buio, Dio suscita i suoi santi

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Il giovane somalo di Schmöll è solo l'ultimo anello di una catena di volti e di storie che hanno perso il contatto con la storia e, quindi, la percezione di un loro posto nel mondo. Quello di questo tempo è un problema di "vocazione", di consapevolezza del proprio ruolo e del proprio destino, ed è soltanto il punto finale di un effetto domino che parte nel momento in cui l'essere umano — a qualunque latitudine o longitudine di questa terra — nega la prospettiva infinita del bisogno che lo abita e delle domande che lo assillano. Cercando in cose finite l'Eterno promesso, e non avendo più una tradizione con cui confrontarsi durante il cammino di questa ricerca, l'Io avverte tutta la vertigine del vuoto, del niente e del nulla. Ed allora si può "tifare" perché un individuo si suicidi, si può filmare la scena per avere finalmente qualcosa da dire a chi ci sta vicino, e si può morire prigionieri degli inganni della propria mente. 

Ripartire non è facile. La mia nonna soleva dire che "quando il Cielo si fa troppo buio, allora Dio suscita i Suoi Santi". Non allora è un caso che tutto questo accada all'inizio della Novena della Festa di Ognissanti: sembra quasi che esso sia un monito, confuso tra tutte le voci della terra, a non smettere di cercare i volti e gli occhi di coloro che, anche nel cuore della notte, continuano ad essere fiaccole fumiganti di una luce, testimoni di una nostalgia che fa morire gli uomini e che li rende cinici e spaventati di fronte a tutto. Per la paura che alla fine la vita sia tutto qui, in questo niente che ci attanaglia e che ci toglie il gusto del vivere.



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