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TERREMOTO MACERATA/ L'ingegnere: ricostruire tutto? La verità è molto scomoda

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Perché è un atteggiamento umano. Un determinato terreno non è sufficientemente sicuro per costruire, ma siccome quell'area è mia sono portato a rifiutare la valutazione negativa. Ciò è pericolosissimo, perché porta a forzare la situazione con esiti che possono essere disastrosi.

 

E' un fatto che è già avvenuto anche nel caso di terremoti precedenti?

Sì, purtroppo è già avvenuto. Più che a singoli casi mi riferisco però a una psicologia diffusa, che a volte condiziona gli stessi criteri progettuali utilizzati per molte infrastrutture. Nella mia esperienza personale, quando sono chiamato a valutare il progetto strutturale di una infrastruttura, un ospedale ad esempio, spesso trovo scelte progettuali strane che sono giustificate proprio in questi termini.

 

E sarebbero?

Nascono dal non voler riconoscere che nella maggior parte dei casi non si deve fare una  scelta progettuale di minimo costo ma di sicurezza e funzionalità per tutta la vita dell'opera. Si inventano quindi degli escamotage, e questo è pericolosissimo perché poi se ne pagano le conseguenze in situazioni critiche quali terremoti e inondazioni. E il costo è anche in termini di vite umane.

 

Se lei avesse potere decisionale, come interverrebbe nelle aree terremotate?

Farei applicare strettamente le norme che ci sono attraverso dei controlli severi su progetti, materiali ed elementi  strutturali in fase esecutiva. Spesso però gli stessi controlli sono truccati. Per esempio lei trova i documenti del collaudo, ma dal controllo sul cantiere non risulta corrispondenza effettiva: magari l'opera è stata realizzata senza il regolare controllo della direzione lavori sui materiali e sui sistemi costruttivi e relative visite di collaudo. Le norme sui collaudi però ci sono, e seguendole la sicurezza dell'edificio sarebbe garantita: il vero problema è il fattore umano.

 

Lei ha detto che spesso i controlli sono irregolari. Da parte di chi?

La catena di tecnici composta da: progettista, esecutore dei lavori, direttore dei lavori e collaudatore che, attraverso l'applicazione delle norme, dovrebbe garantire la qualità dell'opera in teoria funziona perfettamente, ma in pratica non è così. Nel momento in cui un anello della catena si interrompe, l'opera non è più affidabile e quindi diventa insicura.

 

(Pietro Vernizzi)



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