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TERREMOTO/ Noi, piccoli uomini chiamati a "perdonare" Dio

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Si dice questo in modo sommesso, come nel rispetto ma non a distanza dal grande dolore che colpisce l'Italia centrale da più di due mesi. Lo si dice usando le parole dei suoi grandi, che a loro volta conobbero la sofferenza. Lo si dice infine con la parola di Dio: "Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità — non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa — e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio".

Dante stesso immagina che sul monte del Purgatorio un forte terremoto sorprenda il cammino di Virgilio e suo, tanto che "no' istavamo immobili e sospesi", proprio come accade sulla terra. Ripreso il cammino, "timido e pensoso",  Stazio spiega che il tremore è dovuto alla gioia della natura per ogni anima che, compiuta la sua purificazione, si sente degna di salire al Paradiso.

Di là il terremoto è il contributo della creazione alla gloria di Dio.

Di qua è dolore e lutto, ma ciò può non escludere un bene per ora nascosto alla ragione, una speranza di pace. 



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