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Cronaca

3 ANNI DOPO LAMPEDUSA/ Un genocidio silenzioso, tra indifferenza e leggi inadeguate

Una giornata di riflessione al Liceo Umberto I di Palermo. Tema: il dramma dei migranti. Ne hanno parlato Leoluca Orlando, mons. Michele Pennisi, Adham Darawsha. FRANCESCO INGUANTI

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"La mia vita e il mio atteggiamento nei confronti degli immigrati è cambiato il giorno in cui ho incontrato una ragazza congolese giunta a Palermo come tanti altri disgraziati. Pur essendo contenta di essere tra noi e di essere stata ben accolta nella nostra città, conservava un velo di tristezza. Quando ne chiesi il motivo, rispose in modo lapidario più o meno così: 'Vivrò il resto dei miei giorni con il rimorso di non essere riuscita a salvare mia madre che viaggiava con me sullo stesso barcone. In un qualche modo è come se l'avessi uccisa io, che fortunatamente sono riuscita a giungere a terra'".

Questa la testimonianza del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ieri nell'Aula magna del Liceo Umberto I nel corso della manifestazione per ricordare la giornata delle vittime dell'immigrazione, istituita dal nostro Parlamento.

L'iniziativa, promossa dall'Age (Associazione dei genitori) e dall'Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) ha trovato ampio sostegno fra i docenti e gli studenti del liceo palermitano che nel corso della mattinata hanno potuto ascoltare le testimonianze di altri due importanti invitati: mons. Michele Pennisi, arcivescovo della diocesi di Monreale e responsabile della pastorale scolastica per la Conferenza episcopale siciliana e Adham Darawsha, presidente della Consulta comunale delle culture.

Anche mons. Pennisi è partito da una rievocazione personale. Ha raccontato come durante la visita dei vescovi della Sicilia occidentale a papa Francesco, nel maggio 2013, i presuli siciliani avessero descritto al Papa il dramma che vivevano le migliaia di persone che giungevano sulle coste.  "Il Papa — ha aggiunto l'arcivescovo — rimase molto colpito e disse: 'Debbo dare un segnale forte!' E questo segnale lo ha dato con la sua visita dell'8 luglio del 2013 a Lampedusa. Si è trattato di un gesto di vicinanza, che Francesco ha voluto anche per risvegliare le nostre coscienze affinché ciò che è accaduto non si ripeta". Subito dopo ha ripreso l'interrogativo che il Papa più volte ha ripetuto: "Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle?". "Desidero ricordare — ha detto Pennisi — la sua risposta: 'Non possiamo dire: Nessuno'". 

Poi ha raccontato quanto ebbe modo di vivere in diretta il 3 ottobre del 2013. "Ero presente nella sala Clementina in occasione dell'udienza di Papa Francesco al Pontificio consiglio della giustizia e della pace di cui sono membro. Appresa la notizia del naufragio e dei morti disse subito: 'È una vergogna'. Non è stato solo un atto di accusa verso i responsabili diretti o indiretti di questa tragedia, ma anche un atto di assunzione di responsabilità, di esame di coscienza, per tutti. Quando papa Francesco ha parlato di vergogna, ha parlato di un sentimento che non può non riguardarci tutti quanti".


COMMENTI
04/10/2016 - Ma quale genocidio? (Giuseppe Crippa)

Dico subito che dissento completamente dalla definizione di genocidio partorita da Leoluca Orlando e fatta propria dal Sussidiario a meno che sia l’uno che l’altro non intendano che gli autori materiali siano gli scafisti e i mandanti i regimi dittatoriali africani, ma vorrei soffermarmi su quanto detto da Adham Darawsha, al quale ricordo che la legge Bossi Fini, tanto esecrata e disattesa, si basa sull’articolo primo della Costituzione (che afferma che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro) non preclude a nessuno di venire a lavorare in Italia: basta che abbia un contratto di lavoro dipendente nel quale sia compresa anche la disponibilità di un alloggio. Se qualcuno desidera aiutare davvero un emigrante qui in Italia (quasi tutti giovanotti muniti di smartphone) offra queste cose a sue spese. Personalmente sono nell'impossibilità di farlo e comunque preferisco aiutare nei loro paesi bambini denutriti ai limiti della sopravvivenza.