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Jean Valenti / Il sommelier servitore di qualcosa di eterno

Pubblicazione:mercoledì 5 ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 5 ottobre 2016, 16.17

Jean Valenti sulla copertina del suo libro Jean Valenti sulla copertina del suo libro

Leggete le pagine di questo libro: il vino è la metafora della vita. E’ il parto che distrugge una forma, l’uva, per diventare un’altra forma, il vino, che poi accompagna la vita per anni.

Sono grato a Jean per l’onore che qui rende a Giuseppe Vaccarini, a sua volta maestro di Marco Gatti e di altri miei compagni di strada. Sono grato per l’affetto che mostra ad Antonello Maietta, che con forza continua a tessere la tela dell’unità di un'associazione e che ha voluto questo libro, scritto in prima mano da un padre, il quale ad un certo punto fa un ammonimento essenziale: “In questo mestiere più importante di comandare è saper servire”. 

“Se tornassi indietro farei il cameriere” disse una volta un grandissimo educatore che ci è caro, don Giussani – perché il cameriere, servendo, esercita la più concreta forma di carità”.

“Servire ma non essere servili”, spiegava da un altro capo di Milano l’amico di Jean, Angelo Zola, per il quale ebbi l’onore di scriverne la biografia “L’Angelo dello Shaker”. 

L’Ais e l’Aibes nascevano nei medesimi anni, a Milano, in quel dopoguerra pieno di fermento e di potenzialità, dove la forza di questi uomini, Zola, Botti, Valenti, erano solo le relazioni. E subito relazioni a livello internazionale... e interpersonale. Oggi ci illudiamo che tutto passi da internet, oppure dai guru del momento e dalle degustazioni che spaccano il capello in quattro. 

Non è così: tutto passa esattamente dallo stesso percorso di Jean Valenti, ossia dal rapporto fra persone, dalla conoscenza, dalla tensione a servire, perché servendo una cosa buona tu favorisci la partecipazione alla vita. E poiché nella chiosa finale c’è un cenno ad una vigna eterna, che fu anche motivo di dialogo con il maestro Gino Veronelli (lo fu per Jean e lo fu anche per me), io credo che un poco di questa eternità l’abbiamo intravista anche quaggiù. E magari proprio nell'immensità di un bicchiere di vino che sa di viole e di ciliegie e che fa dei racconti. Racconta la nostra origine: da dove veniamo e per cosa siamo stati creati. Racconta la vite che richiama la vita. 

E fu proprio Veronelli che nel suo conflitto interiore arrivò a scrivere un giorno che “La vigna è il canto della terra verso il cielo”. Grazie Jean, allora, per questa storia che ci hai rappresentato. Grazie per quegli sguardi di eternità che, da servitore, nel racconto della tua vita, ci hai fatto gustare.



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