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Cronaca

CASO CUCCHI/ L'omertà uccide più dell'epilessia

Ilaria Cucchi con una foto del fratello Stefano (LaPresse)Ilaria Cucchi con una foto del fratello Stefano (LaPresse)

Su Stefano Cucchi è in corso l'inchiesta bis, ed è notizia di oggi (badate bene, sono passati sette anni sette dalla morte del giovane) che i periti nominati dal gip sentenziano: è morto per una crisi epilettica. Punto. Eppure le fratture alla colonna, la vescica che scoppiava? L'epilessia colpisce con calci e pugni? Valeva la pena riassumere seppure sommariamente la vicenda incredibile. Perché lo stato deve assicurare giustizia. Perché i pubblici ufficiali sono a servizio della gente. Perché la violenza è inammissibile, e se violenza non c'è stata, cosa apparentemente illogica, almeno c'è stata colpevole trascuratezza, indifferenza cinica. Ma soprattutto, le coperture scandalose di reati o perlomeno colpe gravi che qualcuno deve aver compiuto. 

Non si tratta di trovare capri espiatori. Non si tratta di vendetta. Si tratta di accertare la verità, e la verità, dopo troppo tempo, non è saltata fuori. Non c'è amore alla divisa che tenga, non c'è paura di perdere il posto che tenga. Le mafie vanno combattute dalle forze dell'ordine, tutte le mafie. E la magistratura, una ferita insanabile nel corpaccione tronfio e obeso della nostra povera giustizia, è lenta, omissiva, contradditoria, soggetta a pressioni che non fanno onore. 

A poco vale ricordare che quel ragazzo era malato. Che era lasciato in stato di abbandono. C'è chi ha accusato per questo la famiglia. Sappiamo che una persona sola al mondo vale l'interesse e la cura della giustizia e della sanità, tanto più se malata. La sua vita è sacra, va rispettata, tutelata, accolta, foss'anche il più grave delinquente al mondo. E così non era. Stefano Cucchi era soltanto un ragazzo. Sventurato. Disequlibrato, schiacciato dal buio di una giovinezza dissipata e devastata dalle dipendenze. Non sta a noi giudicare le responsabilità sue e altrui. A noi sta la compassione, la vicinanza senza se e senza ma ai suoi familiari, avessero anche al momento della morte scoperto la gravità della sua situazione. Provate voi ad avere un figlio tossicodipendente e malato, vediamo  se siete bravi a convincerlo, perché si faccia accompagnare, curare. Che paese è quello che usa la segregazione e la forza con i deboli. Che paese è quello che sopporta svagatamente la vista di quel cadavere, che è stato bene mostrare a tutti: è uno schiaffo alla nostra credibilità, alla fiducia che dovremmo avere nel rispettare le leggi, nel pagare le tasse, nel credere che chi guida è pagato per il bene di tutti e di ciascuno.

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COMMENTI
06/10/2016 - Che il Signore la benedica sempre Monica Mondo (ALBERTO DELLISANTI)

Come maramaldescamente fu fatto morire (con colpi su colpi assestati sul corpo di un ormai poverissimo Cristo, e con la disumanità di servitori vari dello Stato che fecero sentire al giovane Cucchi di essere solo uno straccio da strizzare ed eliminare) e come lungo sette interminabili anni la Magistratura si è solo debolmente occupata del caso, ora giunge l'ultima perizia, ordinata dal Tribunale. La perizia dice che Cucchi è morto a causa sua. Cucchi ha una responsabilità personale (come ogni essere umano)nelle derive della vita, nel suo scendere nel mondo della droga. Ma i fili della sua morte li hanno tirati tutori dell'ordine e tutori della salute. E' uno scandalo senza fine. Solo la sequela a Cristo dà la forza di procedere nella vita senza chiudere gli occhi di fronte a tanto male.

 
06/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Finalmente una giornalista che non ha paura di denunciare lo schifo degli apparati statali che si proteggono a vicenda per le loro empietà' ( salvo futura smentita di chi scrive, sapete come sono i giornalisti). Finalmente una voce diversa e no le solite palle di Giovanardi. La verità' e' questa, gli apparati dello stato commettono illegalità' contando sulla copertura di politici e magistrati.