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CASO CUCCHI/ L'omertà uccide più dell'epilessia

Pubblicazione:giovedì 6 ottobre 2016

Ilaria Cucchi con una foto del fratello Stefano (LaPresse) Ilaria Cucchi con una foto del fratello Stefano (LaPresse)

Era solo un ragazzo. Un ragazzo fermato perché in possesso di stupefacenti, ma in condizioni tali che avrebbero dovuto spingere al ricovero immediato in ospedale. Epilettico, in evidente stato di denutrizione, faticava a camminare, era pieno di lividi. Altro che carcere. Processo per direttissima, ma viene decisa una nuova udienza. Intanto il carcere. L'hanno fatto visitare, questo sì, e i referti sottoscrivono altri lividi alle gambe, alle braccia, una frattura alla mascella, due alla colonna vertebrale, un'emorragia alla vescica. Di nuovo,  ricovero urgente. Il ragazzo rifiuta, ma chissà come e dietro quale fiacca insistenza. Lo portano in ospedale nell'ala carceraria, finalmente, dove però muore in condizioni tragiche: pesava solo 37 chili. La famiglia viene avvisata solo per chiedere l'autorizzazione all'autopsia.

Si era procurato ecchimosi e fratture da solo? Sbattendo contro i muri, senza che nessuno se ne fosse accorto? Improbabile. Ci sono testimoni che dichiarano sotto giuramento che era stato picchiato, con violenza. Perché? E chi? E perché il personale medico l'ha lasciato moire senza tentare alcuna cura, nemmeno quel po' di zucchero che potesse alzare i livelli glicemici, determinanti per accelerare il decesso? 

Agenti di polizia penitenziaria e medici vengono indagati, e negano ogni responsabilità, naturalmente, senza spiegare con ragionevolezza il perché di quel corpo martoriato. Era un drogato, va bene. Ce ne sono tanti. Era certamente lasciato solo, o voleva star solo. I familiari sapevano, sono stati loro ad avvisare il magistrato che nell'appartamento in cui viveva talvolta c'era della droga. La procura va avanti, scattano le accuse di omicidio preterintenzionale e omicidio colposo per omissione di soccorso, c'è una commissione parlamentare che acclara la morte perlomeno per abbandono terapeutico. Senza contare il falso, l'abuso d'ufficio, lo stato d'incapace della vittima ad aggravare le accuse. 

Ma le sentenze, che tardano tropo ad arrivare, fanno male al cuore: dopo 4 anni la maggior parte degli imputati è assolta, altre pene sono sospese o derubricate secondo minor gravità. 

E così in appello. La Cassazione annulla l'appello, ordina un nuovo processo, e di nuovo la parola che dovrebbe chiudere il caso è assoluzione. Ma i familiari sbalorditi non cedono, la sorella soprattutto vuole la verità, e l'abbiamo vista chiederla, con dolore, con rabbia, servendosi di ogni mezzo messo a disposizione dai media. Si è detto odiosamente che cercava visibilità, che si apparecchiava una carriera. Ma la testimonianza di Ilaria Cucchi ha aperto una fogna inquietante di reati nascosti e violenze gratuite, di morti sospette per lesioni gravi in detenzione, di silenzi omertosi da parte di servitori dello stato, quali dovrebbero essere i rappresentanti delle forze dell'ordine e i medici. 


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COMMENTI
06/10/2016 - Che il Signore la benedica sempre Monica Mondo (ALBERTO DELLISANTI)

Come maramaldescamente fu fatto morire (con colpi su colpi assestati sul corpo di un ormai poverissimo Cristo, e con la disumanità di servitori vari dello Stato che fecero sentire al giovane Cucchi di essere solo uno straccio da strizzare ed eliminare) e come lungo sette interminabili anni la Magistratura si è solo debolmente occupata del caso, ora giunge l'ultima perizia, ordinata dal Tribunale. La perizia dice che Cucchi è morto a causa sua. Cucchi ha una responsabilità personale (come ogni essere umano)nelle derive della vita, nel suo scendere nel mondo della droga. Ma i fili della sua morte li hanno tirati tutori dell'ordine e tutori della salute. E' uno scandalo senza fine. Solo la sequela a Cristo dà la forza di procedere nella vita senza chiudere gli occhi di fronte a tanto male.

 
06/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Finalmente una giornalista che non ha paura di denunciare lo schifo degli apparati statali che si proteggono a vicenda per le loro empietà' ( salvo futura smentita di chi scrive, sapete come sono i giornalisti). Finalmente una voce diversa e no le solite palle di Giovanardi. La verità' e' questa, gli apparati dello stato commettono illegalità' contando sulla copertura di politici e magistrati.