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Cronaca

13ENNE ACCOLTELLATO A NAPOLI/ Prima dell'"educazione alla legalità" occorre un abbraccio

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Troppo lontano, Milano da Napoli? Troppo idealistico quel che racconto? Non ci vorrebbe un impegno più sistematico, le istituzioni, lo Stato? C'è, eccome, l'impegno dello Stato, delle istituzioni. Nella scuola dei ragazzi della lite, in quelle vicine, ci sono un sacco di progetti di recupero, aiuto allo studio, educazione alla legalità, regolarmente finanziati con risorse pubbliche. "Tutto basato sulle regole, sulla pretesa di insegnare ai ragazzi a rispettare la legge senza coinvolgersi davvero con loro, senza incontrare le famiglie, senza andare al fondo del loro bisogno umano", dice un insegnante della zona, che preferisco non nominare.

A poche centinaia di metri, invece, c'è il convento delle Suore di Carità dell'Assunzione. Ogni giorno accolgono un'ottantina di ragazzi (una goccia nell'oceano, ma si fa quel che si può). Orfani, figli di carcerati, figli di nessuno. Ragazzi difficili, come il quindicenne che ha tirato fuori il coltello. Ma nessuno ha mai detto di uno di loro "è un bullo", come subito — così riportano i lanci di agenzia, se non è vero chiedo scusa — ha commentato qualcuno parlando del feritore. Per le suorine — come le chiamano tutti — ogni ragazzo è un nome e un cognome. Una storia. Un bisogno da accudire. Una famiglia da incontrare, da seguire. Organizzano aiuto allo studio, tornei di calcio, vacanze. Proprio ieri hanno fatto un'assemblea con i genitori. La mamma di una ragazzina di prima media dice: "è dalla prima elementare che mia figlia si rifiutava di andare a scuola, da quando viene da voi non ha perso un giorno di scuola! Non pensavo potesse accadere questo miracolo!" un'altra mamma ha detto: "questo luogo è casa per mio figlio, è casa per me!" Chissà che anche il "bullo" possa trovare una casa così…

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COMMENTI
31/10/2016 - Chiedo scusa (ROBERTO PERSICO)

Chiedo scusa a Franco Labella, primo perché fra i miei molti difetti ho anche quello di non andare a rileggere le cose che scrivo e mi ero perso il suo commento. Secondo chiedo scusa (l'avevo anche messo in premessa, magari quegli insegnanti sono diversi da quel che si sente dire, chiedevo scusa in anticipo) perché, naturalmente, prima di scrivere un paio di telefonate ad amici dei dintorni le ho fatte, le cose che scrivo mi sono state riferite appunto - come ho scritto - da uno di loro. Se poi invece non è così, se l'attenzione ai ragazzi c'è, sono solo contento di essermi sbagliato. Solo su un punto non credo di sbagliare: si parte sempre dal rapporto, non dalle regole.

 
08/10/2016 - Le supposizioni e i dati (Franco Labella)

Visto che a Duilio non risponde l'autore, ci provo io. Per quello che sta accertando la polizia e si legge sui quotidiani anche locali non è per niente certo che il ragazzo avesse con sè il coltello già a scuola. Per lo meno non ci sono evidenze o dati indiretti che depongano verso questa conclusione. Il fatto, peraltro, è successo dopo la fine delle lezioni in una strada vicina e non a scuola o nel cortile o nelle immediate vicinanze. A chi propone (perchè c'è anche questo) di dotare quella scuola di metal detector mi limito ad osservare che la generalizzazione non fa mai bene. Indubbiamente i coltelli nelle scuole (napoletane e non, anche fuori della Campania) girano ma non credo si sia alla situazione americana. Certo procurarsi un coltello sembra facile ma che dire allora della pistola di S.Severo?

 
07/10/2016 - Coltello (Duilio Sala)

Anche a me viene una domanda: Che ci fa un ragazzino di 15 anni a scuola con un coltello in tasca? Si accettano risposte. Grazie, Duilio

 
07/10/2016 - Niente di peggio che scrivere a vanvera... (Franco Labella)

Mi dispiace essere duro col collega Persico che scrive senza sapere di cosa parla.E sì, perchè un conto è un commento generico e ci può stare, ma altro è scrivere cose di cui non si ha conoscenza. Io abito in quella zona e la scuola la conosco benissimo, ho anche, come dire, una antenna quotidiana. Nonostante questo non mi sognerei di scrivere le cose che Persico scrive con tanta leggerezza e senza dati concreti persino sulla c.d. platea scolastica. Ed allora leggere di docenti che non si confrontano con le famiglie o con i problemi delle stesse la trovo una insopportabile falsità o, peggio, luogo comune. Se si vuole fare l'indagine sociologica o le prediche non si può farlo scrivendo per sentito dire. E sorvolo sulla tirata relativa alla necessità, che Persico sembra teorizzare, di non cominciare dalle regole... vale a Napoli come a Bergamo ahilui...Perché magari se contattasse due sue conterranee che hanno svolto e svolgono una lodevole opera proprio lì avrebbe avuto sicuramente dati e sensazioni diverse.