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13ENNE ACCOLTELLATO A NAPOLI/ Prima dell'"educazione alla legalità" occorre un abbraccio

Pubblicazione:venerdì 7 ottobre 2016

LaPresse LaPresse

Cominciamo con le buone notizie. Il ragazzino ferito ieri da un compagno all'uscita da scuola dopo una lite a Spaccanapoli è fuori pericolo.

Proseguiamo con le notizie meno buone. Il feritore, a quanto sembra, ha quindici anni. E a me viene una domanda: che ci fa, un ragazzo di quindici anni, in terza media?

La so, la so la risposta: se non studia, non sa magari nemmeno leggere e scrivere, non è che lo possiamo promuovere per anzianità, la scuola è una cosa seria, se cominciamo a promuovere tutti poi nessuno fa niente, poi ci sono quelli che si iscrivono e non frequentano nemmeno, noi mandiamo a casa gli assistenti sociali, ma quelli non ne vogliono sapere, che possiamo farci… (non so, poi magari i professori di 'sto povero ragazzo sono i migliori del mondo, chiedo scusa; però è quel che si sente dire in giro).

Mi viene in mente don Milani, che una volta che gli sono arrivati a Barbiana due alunni nuovi, che per lo Stato dovevano ripetere la prima media, lui per prima cosa li ha messi nelle classi della loro età, uno in seconda e uno in terza. E don Milani era uno che con lo studio non andava certo leggero, li faceva lavorare i suoi ragazzi. E quelli lì, sorpresi da un uomo che li valorizzava, si sono messi a lavorare come mai prima.

Troppo lontano, don Milani, un contesto troppo diverso? Bene, avviciniamoci. Tre giorni fa sono stato a cena nella scuola del mio amico Angelo, dirigente di un istituto comprensivo — elementari e medie — .della periferia milanese, melting pot di razze e nazionalità, con i pochi italiani che non brillano certo né per reddito né per background familiare (cioè una realtà credo non molto lontana da quella di via San Biagio dei Librai). Tra i commensali c'era il capo della banda degli ottoni del vicino circolo anarchico, che da un paio d'anni fanno scuola di musica, gratis, al pomeriggio per gli alunni della scuola. Racconta di un ragazzo egiziano, quindici anni, che ha cominciato a suonare un po' per caso e ha deciso di tornare "perché qui mi chiamano per nome. Nessuno mi chiama per nome". Ha cominciato a prenderci gusto, si avvicinano le vacanze di Natale, il capo della banda si dà da fare, recupera uno strumento da dargli perché si eserciti durante le vacanze, gli dà appuntamento a scuola. Mohammed arriva, vede lo strumento, non crede ai suoi occhi: "È la prima volta che qualcuno fa qualcosa per me". C'è bisogno di dire che Mohammed non è stato più lui? 


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COMMENTI
31/10/2016 - Chiedo scusa (ROBERTO PERSICO)

Chiedo scusa a Franco Labella, primo perché fra i miei molti difetti ho anche quello di non andare a rileggere le cose che scrivo e mi ero perso il suo commento. Secondo chiedo scusa (l'avevo anche messo in premessa, magari quegli insegnanti sono diversi da quel che si sente dire, chiedevo scusa in anticipo) perché, naturalmente, prima di scrivere un paio di telefonate ad amici dei dintorni le ho fatte, le cose che scrivo mi sono state riferite appunto - come ho scritto - da uno di loro. Se poi invece non è così, se l'attenzione ai ragazzi c'è, sono solo contento di essermi sbagliato. Solo su un punto non credo di sbagliare: si parte sempre dal rapporto, non dalle regole.

 
08/10/2016 - Le supposizioni e i dati (Franco Labella)

Visto che a Duilio non risponde l'autore, ci provo io. Per quello che sta accertando la polizia e si legge sui quotidiani anche locali non è per niente certo che il ragazzo avesse con sè il coltello già a scuola. Per lo meno non ci sono evidenze o dati indiretti che depongano verso questa conclusione. Il fatto, peraltro, è successo dopo la fine delle lezioni in una strada vicina e non a scuola o nel cortile o nelle immediate vicinanze. A chi propone (perchè c'è anche questo) di dotare quella scuola di metal detector mi limito ad osservare che la generalizzazione non fa mai bene. Indubbiamente i coltelli nelle scuole (napoletane e non, anche fuori della Campania) girano ma non credo si sia alla situazione americana. Certo procurarsi un coltello sembra facile ma che dire allora della pistola di S.Severo?

 
07/10/2016 - Coltello (Duilio Sala)

Anche a me viene una domanda: Che ci fa un ragazzino di 15 anni a scuola con un coltello in tasca? Si accettano risposte. Grazie, Duilio

 
07/10/2016 - Niente di peggio che scrivere a vanvera... (Franco Labella)

Mi dispiace essere duro col collega Persico che scrive senza sapere di cosa parla.E sì, perchè un conto è un commento generico e ci può stare, ma altro è scrivere cose di cui non si ha conoscenza. Io abito in quella zona e la scuola la conosco benissimo, ho anche, come dire, una antenna quotidiana. Nonostante questo non mi sognerei di scrivere le cose che Persico scrive con tanta leggerezza e senza dati concreti persino sulla c.d. platea scolastica. Ed allora leggere di docenti che non si confrontano con le famiglie o con i problemi delle stesse la trovo una insopportabile falsità o, peggio, luogo comune. Se si vuole fare l'indagine sociologica o le prediche non si può farlo scrivendo per sentito dire. E sorvolo sulla tirata relativa alla necessità, che Persico sembra teorizzare, di non cominciare dalle regole... vale a Napoli come a Bergamo ahilui...Perché magari se contattasse due sue conterranee che hanno svolto e svolgono una lodevole opera proprio lì avrebbe avuto sicuramente dati e sensazioni diverse.