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EUTANASIA/ Desmond Tutu e Pisapia, da dove nasce la "risposta" dei cattolici?

Pubblicazione:domenica 9 ottobre 2016

Desmond Tutu (LaPresse) Desmond Tutu (LaPresse)

Le posizioni ideologiche sono pertanto tutte quelle posizioni che non ci permettono di riguadagnarci quello che ci è stato trasmesso, ma che — per paura o per rabbia — bloccano qualunque tentativo di umano percorso. Io, a scanso di equivoci, resto fermamente contrario all'eutanasia, all'aborto e a tutte quelle pratiche di costume e di coscienza che la Chiesa riconosce come riduttive e lontane dalla Verità dell'Io, ma se posso dire questo ancora oggi con convinzione non è in virtù di un ragionamento consequenziale partito da un versetto biblico o da un pronunciamento magisteriale, bensì in forza di un paragone che le circostanze — a volte in modo molto drammatico — mi hanno costretto a fare tra quello che avevo davanti agli occhi e quello che, invece, ho ricevuto proprio attraverso i versetti biblici e i pronunciamenti del Magistero. 

Credo sia questo, pertanto, l'atteggiamento più corretto da tenere verso ogni storia che incrociamo: consentire a tutti il tempo di fare una strada, di verificare davvero la pertinenza delle parole ai fatti, senza rinunciare a "dire delle parole", ma neppure senza censurare la forza dirompente dei fatti. Se sapremo usare, a noi stessi e agli altri, questa piccola carità constateremo che tutto diventerà più vero e più semplice, anche votare al referendum o scegliere di continuare a stare accanto al proprio marito nonostante i tradimenti o il dolore subito. Perché "dare tempo", darci il tempo di fare una strada dentro le cose, è l'unico modo per poterci riappropriare delle verità per cui la vita sussiste e si muove, è — insomma — l'unico modo per cui quello che abbiamo vissuto, e per cui siamo grati, possa non solo avere un futuro, ma avere, soprattutto, una "carne" in questo nostro tormentato e affascinante presente.



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COMMENTI
09/10/2016 - Insufficiente (Giuseppe Crippa)

Nella sua bella riflessione don Pichetto si concentra sul fatto che a dovremmo, tutti noi, darci tempo e modo di “verificare la pertinenza delle parole ai fatti” di fronte ad ogni evento che ci propone la vita. Questo però non si può tradurre, di fronte a scelte di tipo politico, in una rinuncia a legiferare per realizzare quanto riteniamo “bene comune” o a lottare perché altri non legiferino contro quanto riteniamo “bene comune” così da lasciare libero chiunque – o addirittura agevolarlo – a fare quello che vuole. Dire: “sono contro l’eutanasia, sono contro l’aborto, sono contro a tutte quelle pratiche di costume che la Chiesa riconosce come riduttive” e poi non fare neppure un piccolo gesto pubblico per contrastarle ma limitarci a “dire delle parole” (privatamente suppongo) non mi pare sufficiente.