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COGNOME DELLA MADRE/ Bene la parità di scelta, ma i legami familiari sono un'altra cosa

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Ancora una volta però la magistratura è intervenuta anticipando il parlamento e dichiarando incostituzionale l'automatica attribuzione del cognome paterno, prevista dall'attuale sistema normativo. La decisione è scattata dopo che la Corte d'appello di Genova aveva sollevato la questione di legittimità per il caso di un bambino nato nel 2012 con cittadinanza italiana e brasiliana. La coppia si era vista negare il diritto di mettere il doppio cognome al figlio.

Ma la legge approvata alla camera, attualmente parcheggiata in senato, si spinge anche oltre il tema della parità uomo-donna e investe il diritto dei figli con un articolo ad hoc, in cui riconosce al figlio maggiorenne il diritto di aggiungere al proprio cognome anche il cognome materno. La cosa vale anche per il figlio nato fuori dal matrimonio, nel caso che i genitori lo riconoscano successivamente.

In Europa, con piccole diversità, tale legge c'è già da tempo. In Inghilterra l'attribuzione del cognome ai figli non è regolata da specifiche disposizioni, ma è rimessa all'autonomia dei genitori, investiti della parental responsibility. Al momento della registrazione della nascita, al figlio può essere attribuito il cognome del padre, della madre oppure di entrambi i genitori. In Spagna la regola del "doppio cognome" vige da oltre 25 anni; per cui ogni individuo porta il primo cognome di entrambi i genitori, nell'ordine deciso con un accordo tra di loro. In caso di disaccordo, è attribuito al figlio il primo cognome del padre insieme al primo cognome della madre. Una volta maggiorenne, il figlio può chiedere di invertire l'ordine dei cognomi. In Germania la legge non distingue tra i figli nati nel matrimonio e i figli nati fuori del matrimonio. I coniugi possono mantenere il proprio cognome di nascita o decidere di adottare un cognome comune, che verrà assegnato anche ai figli.

Durante il dibattito in Parlamento che ha preceduto l'approvazione della legge, ci si è a lungo interrogati sul senso di una legge che in fatto di cognome ribadisce diritti paritari non solo alla donna, ma anche al figlio. E credo che una delle conclusioni emerse in quei giorni meriti di essere sottolineata anche oggi dopo la sentenza della Consulta. 

I diritti individuali sono il perno intorno a cui ruota l'assetto normativo di questo nostro tempo: diritto della donna a trasmettere il suo cognome, diritto di un figlio a decidere del suo cognome, diritto di un figlio nato fuori dal matrimonio a vedersi riconosciuto e a poter scegliere, anche lui in condizioni di parità, il cognome che desidera assumere. 

Il cuore del problema è se tutto ciò contribuirà a rafforzare i legami intrafamiliari, se renderà questa famiglia più unita e capace di interagire in modo solidale con i bisogni di tutti, o se invece ci troveremo davanti ad una soluzione che serve solo a ribadire nei diversi ruoli la logica della loro priorità, poter capire chi viene prima e chi viene dopo. 



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