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DIARIO NORCIA/ Aziende e lavoro, le "altre macerie" del terremoto

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Oltre 800 aziende con la produzione ferma a causa del terremoto, con il rischio di non ricominciare mai più. Quasi 300 stalle inagibili, ovini e bovini allo stato brado. I numeri dell’economia sono molto allarmanti. La situazione è difficile anche perché per molte aziende non si vede una ripresa nell’immediato. Molti sono anche gli animali che non stanno ricevendo le attenzioni necessarie per poter produrre il latte e quindi il formaggio. Molti pastori non vogliono abbandonare i propri pascoli per cercare di evitare la perdita del lavoro. Il rischio è che con l’arrivo del freddo, in questi giorni le temperature si sono notevolmente abbassate, soprattutto nelle ore notturne, molti animali muoiano.

Il lavoro sta diventando un’esigenza primaria, ma anche un problema. Chi è stato sfollato sulla costa adriatica spesso torna controvoglia o cerca soluzioni per evitare di tornare al proprio paese a lavorare negli uffici, cercando di prolungare una vacanza che vacanza non è. Ma la paura è l’ansia prendono il sopravvento sulla voglia di tornare a lavorare.

La Protezione Civile sta mettendo a disposizione anche degli psicologi per cercare di alleviare quell’angoscia da terremoto che ha preso molte persone, che hanno visto la propria casa crollare sotto la violenza della scossa sismica. Difficile dire cos’è meglio e cos’è peggio, qual è la soluzione migliore, se bisogna forzare le persone oppure concedere loro la possibilità di non lavorare per causa di forza maggiore.

Chi invece vorrebbe lavorare sono quegli imprenditori che hanno visto la loro attività svanire nel nulla. In questo caso ci sono anche aziende dove i titolari sono preoccupati per i propri dipendenti, che dovranno sicuramente far ricorso agli ammortizzatori sociali proprio per le difficoltà di ricominciare le attività quotidiane. In molti comuni dove il terremoto ha causato forti danni, lesioni, e crolli di muri non portanti, c’è comunque una sorta di rivolta delle mamme che non vogliono far tornare i propri figli a scuola per il terrore che possa succedere loro qualcosa. E per questo motivo chiedono garanzie sui controlli alle strutture, garanzie che escludano a priori il rischio di crollo in caso di nuove scosse.

Ma insegnanti e professori hanno evidenziato che aver perso 15 giorni di scuola sta già causando problemi alla didattica, al completo svolgimento dei programmi ministeriali. Anche in questo caso ci sono state molte riunioni tra amministratori e genitori, alla presenza dei dirigenti scolastici, ma raramente si è trovato un accordo che soddisfi entrambe le parti. Ragazzi a scuola imparando a memoria le tecniche di evacuazione, ma la paura, quella, rimane dentro.



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