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PAPA/ L'intervista: "La Chiesa non è una squadra che cerca tifosi"

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Lunga intervista esclusiva a papa Francesco pubblicata oggi dal quotidiano Avvenire. L'intervista è stata concessa in chiusura del giubileo straordinario della misericordia per ricordare l'importanza dell'evento appena conclusosi. Tra le tante domande una che si incentra sulla dura polemica che ruota attorno all'esortazione post-sinodale Amoris laetitia, giudicata da alcuni cardinali contraddittoria e confusa sul tema della comunione ai divorziati risposati: "Alcuni - pensa a certe repliche ad Amoris Laetitia - continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere. Il Concilio ci ha detto questo, gli storici però dicono che un Concilio, per essere assorbito bene dal corpo della Chiesa, ha bisogno di un secolo… Siamo a metà". A proposito del giubileo, ha commentato: "Spero che tante persone abbiano scoperto di essere molto amate da Gesù e si siano lasciate abbracciare da Lui. La misericordia è il nome di Dio ed è anche la sua debolezza, il suo punto debole. La sua misericordia lo porta sempre al perdono, a dimenticarsi dei nostri peccati. A me piace pensare che l'Onnipotente ha una cattiva memoria. Una volta che ti perdona, si dimentica. Perché è felice di perdonare. Per me questo basta". Ha anche risposto alle accuse di voler far diventare protestante la Chiesa cattolica, avendo reso omaggio a Lutero nel suo recente viaggio a Lund: "Io proseguo sulla strada di chi mi ha preceduto, seguo il Concilio. Quanto alle opinioni, bisogna sempre distinguere lo spirito col quale vengono dette. Quando non c'è un cattivo spirito, aiutano anche a camminare. Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione. Si vede subito che certi rigorismi nascono da una mancanza, dal voler nascondere dentro un'armatura la propria triste insoddisfazione. Se guardi il film "Il pranzo di Babette" c'è questo comportamento rigido". Sempre al proposito ha aggiunto: "Certi modi di contrapporre le “cose della dottrina” alle “cose della carità pastorale” invece non sono secondo il Vangelo e creano confusione". Nella Chiesa, ha detto poi il papa, c'è un cancro: "Continuo a pensare che il cancro nella Chiesa è il darsi gloria l'un l'altro. Se uno non sa chi è Gesù, o non lo ha mai incontrato, lo può sempre incontrare; ma se uno sta nella Chiesa, e si muove in essa perché proprio nell'ambito della Chiesa coltiva e alimenta la sua fame di dominio e affermazione di sé, ha una malattia spirituale, crede che la Chiesa sia una realtà umana autosufficiente, dove tutto si muove secondo logiche di ambizione e potere. Nella reazione di Lutero c'era anche questo: il rifiuto di un'immagine di Chiesa come un'organizzazione che poteva andare avanti facendo a meno della grazia del Signore, o considerandola come un possesso scontato, garantito a priori. E questa tentazione di costruire una Chiesa autoreferenziale, che porta alla contrapposizione e quindi alla divisione, ritorna sempre". Infine ha ribadito un suo pensiero già espresso diverse volte: "La Chiesa non cresce mai per proselitismo ma "per attrazione", come ha scritto Benedetto XVI. Il proselitismo tra cristiani quindi è in se stesso un peccato grave perché contraddice la dinamica stessa di come si diventa e si rimane cristiani. La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi".



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