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ESERCITO A MILANO?/ Sì, perché non c'è "incontro" senza conflitto

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3. Le nazioni economicamente più forti hanno la responsabilità di aiutare lo sviluppo nelle aree più deboli del mondo, una lunga storia di sfruttamento internazionale delle risorse altrui ha generato squilibri enormi che ora sono la causa di tante tensioni sociali.

4. Le differenze comportamentali e di culture sono da affrontare con adeguate politiche di integrazione, con la consapevolezza che anche le identità locali sono investite dalle nuove presenze e dai contributi che apportano alla vita sociale.

5. I problemi della sicurezza sono derivanti dagli eccessi di conflittualità nelle differenze sociali dentro il territorio. Governare il territorio significa dunque scomporre le reazioni rabbiose e ricomporre l'incontro nelle diversità di condizioni sociali e di culture.

Per dare risposte adeguate a questi cinque punti, che ho elencato, è bene che si confrontino le esperienze e le proposte che possono venire dagli Usa, dalla Cina, dalla Russia, e l'Europa deve convincersi che non è unita su queste questioni. In particolare, in Europa non avviene la suddivisione dei  compiti.     

Adesso le tornate elettorali stanno provocando un ritiro dagli impegni di tutti quelli che hanno paura di essere sommersi dall'egoismo locale. I provocatori di conflittualità hanno gioco facile nella cattura del consenso, ma sono completamente irresponsabili verso problemi che nessuno può cancellare. 

Per questo insisto sulla responsabilità politica che deve generare risposte al livello del bene comune. Liberisti o socialisti non hanno le formule per affrontare questi cambiamenti epocali, la nuova politica si deve convincere che bisogna saper comporre la complessità, con autorevolezza e con capacità unificante.



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COMMENTI
19/11/2016 - Commento (ALBERTO DELLISANTI)

"Guardare alla conflittualità tra poveri è un atteggiamento vecchio e stupido". Mah... Per il resto, cinque "questioni di fondo" accennate bene dal punto di vista teorico.