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Prosciutto Bazzano e Pistacchio di Bronte/ Prodotti italiani rari: come si giustifica l'export in tutto il mondo? (Report, 21 novembre 2016)

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Report, in onda alle 21.30 su Rai 3  Report, in onda alle 21.30 su Rai 3

IL PISTACCHIO DI BRONTE DOP, L'ORO VERDE DELLA SICILIA: L'EXPORT DI GRANDI QUANTITA' E' GIUSTIFICATO? (REPORT, 21 NOVEMBRE 2016) - Bronte, la terra del pistacchio, l'oro verde della Sicilia, come viene spesso definito. Il territorio di Bronte è ricolmo di pistacchieti, che nascono spesso su un suolo altamente lavico ed hanno una forma tipica, simile ad una radice rovesciata. Il pistacchio di Bronte non viene raccolto spesso, ma ogni due anni e rigorosamente a mani, come si faceva un tempo. Ad anni alterni, infatti, viene concesso alla pianta il dovuto riposo, sia perché possa resistere al meglio alle intemperie, sia per permettere l'eliminazione dei famosi "occhi", ovvero i funghi fitopatogeni che rischiano di infestare le piante. Si approfondirà la sua origine e distribuzione su scala mondiale nel servizio di Report di questa sera, lunedì 21 novembre 2016. Il pistacchio di Bronte è di origine DOP eed è considerato un frutto prelibato quanto raro, come dimostra il prezzo che varia fra i 40 ai quasi 100 euro al kg. Quest'ultimo particolare non è un deterrente, tutt'altro. Il pistacchio di Bronte viene infatti preferito per la realizzazione di numerosi piatti e prodotti, dai dolci ai secondi piatti. Anche per questo ha una larga diffusione, ma il dubbio riguardo proprio a questo particolare inizia dalla semplice osservazione del territorio etneo. Bronte è molto piccolo, troppo per soddisfare una richiesta su scala globale ed è facile che la denominazione, a prescindere dall'etichetta esclusiva, venga attribuito a tutti i pistacchi che provengono dall'Italia. A Bronte infatti vengono prodotti solo 1.500 tonnellate di pistacchi l'anno: come è possibile che sia così presente nel mondo? 

IL PROSCIUTTO BAZZONE, PRODOTTO TRADIZIONALE: LA VALLE DELLA GARFAGNANA CONTA SU 120 SUINI L'ANNO, EPPURE E' IL PIU' PRESENTE IN ITALIA (REPORT, 20 NOVEMBRE 2016) - Il prosciutto Bazzone è una delle prelibatezze indiscusse del nostro Paese, dalla forma particolare e dall'aroma inconfondibile. Parte di queste caratteristiche è dovuta anche alla decisione della Slow Food Garfagnana e Valle del Serchio, preposta per la produzione, di macellare suini che abbiano almeno 15 mesi di vita e le cui cosce, a fine stagionatura, pesano fra i 16 ed i 18 kg. Così si legge sul sito ufficiale della fondazione Slow Food per ciò che riguarda i requisiti richiesti dalla tradizione garfagnina. Il nome stesso del prosciutto Bazzone deriva inoltre proprio dalla sua forma allungata con una distanza fra i 12 ed i 18 cm dall'osso alla parte inferiore, un particolare che rievoca la parola dialettale "bazza" che indica il mento pronunciato. La tradizione risale al 1800 e rientra fra le normative previste per i prodotti di tale tipologia, differenti da quelli tipici che invece hanno un riconoscimento europeo. I numeri tuttavia non quadrano, se solo si considera che la produzione del prosciutto Bazzone può contare su allevamenti locali, che si avvalgono di 120 suini l'anno. Ritrovarlo sulle tavole, ristoranti o banchi specializzati dovrebbe essere quindi molto raro, ma non è così. Report ha voluto approfondire l'argomento tramite un'inchiesta che verrà presentata questa sera, lunedì 21 novembre 2016. Non è la prima volta che i media si concentrano su questa tematica, come dimostra un articolo de La Gazzetta di Lucca del 2013. Anche in quell'occasione ci si era chiesti in che modo l'incremento della diffusione di questo prodotto potesse trovare una giustificazione, considerando che non esiste un corrispettivo e significativo incremento di maiali d'allevamento. 



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