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ABORTO E MISERICORDIA/ Quale legge può fermare l'amore di Cristo?

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Papa Francesco (LaPresse)  Papa Francesco (LaPresse)

Certamente non si può affermare che la lettera apostolica Misericordia et misera, pubblicata il giorno successivo alla chiusura della Porta Santa, sia giunta come qualcosa di inaspettato: è infatti una consolidata abitudine (si pensi ad esempio alla Novo millennio ineunte di San Giovanni Paolo II, pubblicata il 6 gennaio 2001) quella che vede i Pontefici accompagnare la conclusione di un anno giubilare con uno scritto che ne indichi i frutti e le prospettive per il proseguimento del cammino della Chiesa.

Eppure questa consuetudine nulla toglie allo stupore e alla consolazione che vengono dallo scritto di papa Francesco, che tutto si può ritenere tranne che l'adempimento di una sorta di "dovere d'ufficio" rispettoso delle regole ecclesiastiche: nella Misericordia et misera, infatti, si coglie, in un testo non particolarmente esteso, una sapida densità di contenuti, nella quale si uniscono il racconto e la condivisione di un'esperienza di fede con la capacità di offrire un giudizio e una serie di indicazioni per il futuro nelle quali troviamo un afflato profetico e colmo di slancio, tutto intento a riproporre come principale criterio di azione della Chiesa e dei suoi membri il desiderio di riconoscere la presenza di Cristo per continuare a camminare, anzi a correre sulle sue orme.

La lettera si apre con la memoria dell'incontro tra Gesù e la donna adultera (Gv 8,1-11), che viene riconosciuta e indicata dal Papa come l'"icona di quanto abbiamo celebrato nell'Anno Santo" (MM 1), un incontro, cioè, tra Cristo e l'uomo peccatore che è sempre personale, e che pone al centro non "la legge e la giustizia legale, ma l'amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona, per comprenderne il desiderio più nascosto, e che deve avere il primato su tutto". Si chiarisce così che l'unico criterio di giudizio pertinente al riconoscimento di quanto ci è stato donato in questo Giubileo è il riaccadere di Cristo, solo evento in grado di "rimettere in moto" la vita di ogni peccatore, che si vede guardato con tutta la verità della misericordia e proprio per questo viene rialzato, reso capace di "guardare al futuro con speranza" e, "se lo vorrà" (perché mai l'azione di Dio cancella o non rispetta la libertà della persona), di "camminare nella carità" da quel momento in avanti. 

Papa Francesco attesta che questo evento di perdono e ripresa del cammino è avvenuto con abbondanza, quando afferma: "ho ricevuto tante testimonianze di gioia per il rinnovato incontro con il Signore nel Sacramento della Confessione" (MM 9), e individua proprio nell'economia sacramentale della Chiesa (in particolare nella Messa, nella Confessione e nell'Unzione dei Malati) il primo modo di "celebrare la misericordia", continuando così "con fedeltà, gioia ed entusiasmo" (MM 5) a sperimentarne la ricchezza.



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COMMENTI
23/11/2016 - Per il signor Zamarion (Giuseppe Crippa)

A differenza del lettore che mi precede trovo molto bella questa presentazione del documento papale. Concordo però con lui circa il fatto che non ci sia nulla di rivoluzionario nelle affermazioni papali ed anzi qualcuna di esse (per esempio MM9) quasi mi commuove per quanto è lontana dalla triste realtà di un sacramento totalmente ignorato dalla grande maggioranza dei fedeli. Al signor Zamarion direi infine di non affermare neppure per scherzo che andrà all’inferno, perché disperare della salvezza eterna è effettivamente un peccato contro lo Spirito Santo, mentre pensare male, lo sappiamo tutti in Italia fin dai tempi di Andreotti, è esercizio di realismo.

 
23/11/2016 - Ma quale cambiamento epocale... (Massimo Zamarion)

Al netto dei sospiri e delle ridondanze fastidiosamente melense vorrei proprio capire dov'è la grande novità rispetto agli insegnamenti della Chiesa Cattolica da 2.000 anni a questa parte, visto che dai tempi di Cristo sappiano benissimo che l'unico peccato che non si può perdonare è il "peccato contro lo spirito"? O no? Dov'è la novità? Perché si vuole presentare come "cambiamento epocale" (urca...) ciò che non fa che confermare quello che si sapeva già? Essendo peccatore mi arrogo come l'infame Franti il privilegio di pensare poco misericordiosamente male (e la superbia nel peccato mi farà andare sicuramente all'inferno, nell'esistenza del quale credo fermamente) e perciò dico che in queste tirate vedo la mano di un "partito bergogliano" che vuole fare del Papa quello che non è e non può essere, cioè un rivoluzionario.