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Cronaca

MALTEMPO & TERREMOTO/ Quando la natura si fa beffe dei (nostri) piani regolatori

L'esondazione del fiume Tanaro ha messo in ginocchio una parte del Piemonte. Alluvioni e terremoti mettono continuamente alla prova il nostro rapporto con la natura. FABIO CAPOLLA

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Che mondo sarebbe senza Nutella. Eppure da ieri sera anche lo stabilimento di Cuneo della Ferrero ha dovuto per forza di cose chiudere i battenti, almeno per tutt'oggi, rinviando tutti gli happening in programma per i 70 anni di attività. 

L'esondazione del fiume Tanaro ha messo in ginocchio una parte del Piemonte, ma il maltempo sta flagellando anche la Liguria e sfiora la Lombardia. La natura si ribella e violenta le opere dell'uomo. Sono tante le strade provinciali che sono state chiuse al traffico, tantissime quelle comunali che sono invase dal fango, dai detriti, dalle frane. O che addirittura non esistono più. E la mente degli adulti torna al 1994, quando le esondazioni causarono vittime in un mare di fango. 

I sindaci sono già corsi da Renzi, tutti pronti per ottenere lo stato di calamità naturale, sperare in rimborsi per risarcire i danni. Ma la domanda che in molti sorge è un'altra. Tutti a preoccuparsi dei danni, giustamente, ma è come piangere sul latte versato. La violenza della natura, la forza delle acque è imprevedibile e il cambiamento climatico ha le sue colpe. Ieri gli esperti hanno messo in evidenza che la pioggia nei paesi, per quanto torrenziale, è nella logica delle cose. Un po' meno, a fine novembre lo è in montagna, sulle Alpi, a duemila metri di quota. Lì, di questi tempi dovrebbe nevicare non piovere. E invece no, è proprio da lì che l'acqua si accumula e prende la rincorsa per giungere a valle forte della sua potenza. Ma quanti piani regolatori, quanti piani urbanistici hanno fatto diventare lecito a suon di condoni, di sviste o finanche di favoritismi, l'avanzare del cemento e dello sviluppo urbano in aree di rispetto ambientale?

La natura farà sempre il suo corso, con le alluvioni o i terremoti, ma l'uomo deve cominciare a pensare diversamente il territorio dove vive e dove dovrà far vivere i propri figli e i propri nipoti. Oggi, così come nelle Marche, in Umbria, in Abruzzo e nel Lazio, anche in Piemonte e in Liguria comincerà la conta dei danni. Si chiederanno soldi che non ci sono, che l'Europa stenterà a dare, che tutti i cittadini saranno, si spera di no, chiamati a versare attraverso balzelli nuovi o tasse di scopo. Oppure con centesimi di rincaro dei carburanti. Un circolo vizioso pericoloso. Certo il pensiero va a chi all'improvviso si trova fuori di casa, accampato. Ma sempre meglio di un profugo che ha attraversato terre e mari in cerca di una presunta terra promessa. C'è sempre un amico o un parente che tende una mano. E questa è la ricchezza inaspettata, anzi troppo spesso sottovalutata, del nostro quotidiano.