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LICEO (NON PIU') OCCUPATO A ROMA/ Se a fare la "rivoluzione" a calci sono i genitori…

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Difendere quindi il diritto di fare delle aule un luogo di esercizio quotidiano dell'intelligenza e non un posto di bivacco e di discorsi fumosi tutti gli anni all'inizio della scuola sembra dunque non un atto di repressione, ma un rimettere le cose al loro posto.

Ci sono i centri sociali per altre occupazioni, più o meno lecite, più o meno salutari.

Se questi siano stati i motivi dell'intervento dei genitori di Roma di fronte all'occupazione organizzata peraltro non da tutti gli studenti, ma da circa un quinto di essi, la cronaca non lo dice. Ma sembra difficile pensare che tutti si siano mossi soltanto spinti da una istintiva avversione per qualsiasi forma di turbamento dell'ordine delle cose. Appare invece più plausibile una sorta di responsabilità per la vita di ragazzi ancora minorenni, una attiva presa d'atto del proprio compito, non delegabile a nessuno, neanche a preside e insegnanti. Se tutto ciò durasse anche oltre il giorno della sventata occupazione, fortunati quei ragazzi. Avrebbero davanti a loro e con loro uomini e donne con cui confrontarsi, da cui imparare.

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