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COMUNISTI ED EX/ Fidel Castro, ci siamo sbagliati: nessun uomo è giusto

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Fidel Castro (1926-2016) (LaPresse)  Fidel Castro (1926-2016) (LaPresse)

Siccome la morte ci rende tutti esseri umani, Fidel Castro merita la mia commemorazione.

Quando era un mito nella contestazione sessantottina, e dunque anche per me, lo era perché simbolo della rivoluzione permanente, dunque segno alternativo al potere burocratico nell'Urss e alla via pacifica al socialismo del Pci. 

Poi divenne necessario anche a Cuba il potere e basta, per cui Che Guevara scelse di continuare altrove la rivoluzione. E il mito si spostò. Ma Cuba restava la terra dell'esperienza di lotta contro l'imperialismo americano, dominante nell'America Latina. 

Fidel: il presidente della dittatura del proletariato a Cuba, secondo la visione marxista per la quale la storia è storia di lotta di classe, e il proletariato è la classe che con la presa del potere afferma la fine della divisione in classi della società e l'affermarsi dell'eguaglianza. 

Il marxismo vedeva l'epilogo della lotta di classe come conseguenza dell'industrializzazione che portava al massimo la presenza degli operai come nucleo consapevole del proletariato. Ma poi accadde che il potere venne preso in Russia, ovvero nella parte meno industrializzata d'Europa. Seguì la Cina, il paese contadino, per arrivare a Cuba, paese senza un'economia strutturata. Eppure la teoria marxista si giustificava nel suo essere la critica di classe più estrema. La cui evidente applicazione riguardava gli Stati Uniti d'America. Opporsi all'imperialismo americano rendeva ragione dell'applicazione della dittatura del proletariato a Cuba. 

Nessuno può negare che lo strapotere della  grande accumulazione di capitali generava una potente capacità di spoliazione dei paesi più deboli. Non era un problema di lotta di classe, ma certo era un problema di indipendenza di ogni singolo paese, e di possibilità di sviluppo secondo le condizioni interne di ogni paese. Tutto il Terzo Mondo pativa di questa mancanza di vie di sviluppo interno. 

Allora si guardava alla dittatura cubana come a una condizione per affermare lo sviluppo autonomo di Cuba, anche alla luce del fatto che nel resto dall'America Latina erano altre dittature a portare i singoli paesi alla dipendenza dall'imperialismo.

Venne il tempo della Chiesa coinvolta dalla via cristiana al socialismo, una riduzione della fede a impegno sociale. Si dovette ristabilire la Chiesa educatrice della persona, rimettendo al centro la fede e la sua grande ragione umanistica.

Avvenne così anche l'attenzione della Chiesa per Cuba. Iniziò Giovanni Paolo II per giungere infine al ruolo decisivo di Papa Francesco nel rompere l'isolamento di Cuba e nel riaprire quel paese al confronto con la democrazia.

La qualità di Fidel Castro si è potuta vedere nel dialogo con i Papi; le aperture ci sono state, ed oggi dovrebbe essere possibile un passaggio di Cuba alla democrazia.  



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COMMENTI
27/11/2016 - Titoli e tweets (Giuseppe Crippa)

Fa piacere leggere un articolo profondo ed equilibrato su questo personaggio comunque controverso, ed apprezzo molto anche la sintesi offerta dal titolo, in particolare dopo aver visto tweet come il seguente di Gianni Pittella, europarlamentare del PD: “Addio a uno dei protagonisti del '900. Seppur in un contesto non pienamente democratico, ha garantito a Cuba pace e progresso. #FidelCastro”. Un capolavoro…

 
27/11/2016 - Castro (Italo Amitrano)

Raul Castro, al termine dell'annuncio della morte del fratello Fidel, ha proclamato solennemente : "fino alla vittoria, sempre!". Fantastici, questi pentacolati : sono convinti che anche "lassù" (?) continueranno la battaglia per defenestrare (come un Fulgencio Batista qualsiasi) Dio....