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FIDEL CASTRO/ Un comunista rimasto "fidel"

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Fidel Castro con Nelson Mandela (LaPresse)  Fidel Castro con Nelson Mandela (LaPresse)

Quando in quello storico 21 gennaio 1998, a L'Avana, il papa polacco scese dall'aereo salutando il "Comandante", i due uomini, con un gesto fortemente simbolico, si parlarono guardando i propri orologi; successivamente Castro si presentò a sorpresa nell'albergo della stampa Habana libre (il suo antico quartier generale) e fece chiamare uno a uno i vaticanisti presenti, nella meraviglia generale. L'editorialista e storico cubano Enrique Lopez Oliva, segretario del Capítulo cubano de la Comisión para el Estudio de la Historia de la Iglesia en Latinoamérica (Cehila-Cuba) ha ricordato che, il 26 gennaio successivo, durante la messa ufficiata da Giovanni Paolo II in Piazza della Rivoluzione all'Avana (alla quale assistette, sempre vestito in abiti civili, lo stesso presidente Castro), una giornalista cubana gli avrebbe posto una domanda sulla religiosità del "Comandante", e lui avrebbe risposto in questi termini: "…dato che anch'io ho studiato nel collegio gesuita di Belén all'Avana e con gli stessi professori che dieci anni prima avevano insegnato a Fidel […] lui, come tutti i ragazzi che si formarono nel collegio, ricevette una formazione religiosa che includeva la partecipazione quotidiana alla messa e le preghiere all'inizio di ogni lezione". Lopez Oliva ha aggiunto che vide personalmente la foto di Castro tra quelle dei presidenti della Accademia letteraria "Gertrudis Gómez de Avellaneda" che dirigeva padre José Rubinos, dove ogni domenica, dopo la messa, si discutevano temi di attualità, "dove il futuro comandante fece i suoi primi saggi di oratoria". 

Nell'occasione di quella visita, il pontefice polacco ebbe modo di parlare privatamente con Fidel, la moglie Dalia e i loro due figli e, al termine del suo viaggio, si espresse in termini di "grande fiducia nel futuro" di Cuba, ribadendo: "Costruitelo con gioia, guidati dalla luce della fede, con il vigore della speranza e la generosità dell'amore fraterno, capaci di creare un ambiente di maggiore libertà e pluralismo".

In seguito, al teologo Joseph Ratzinger, il rivoluzionario cubano pare avesse invece richiesto approfondimenti sulla liturgia cattolica e sulle problematiche filosofiche, religiose e scientifiche attuali, facendosi inviare dei libri su questi temi. L'ancor dichiarato marxista Fidel ricevette poi in dono l'opera Gesù di Nazareth di Benedetto XVI, incontrato a sua volta dalla famiglia Castro durante la visita pastorale di papa Ratzinger a Cuba nel 2012.

L'epilogo provvisorio di questa vicenda è senza dubbio costituito dalla recente immagine di Raul Castro, presidente della Repubblica cubana, in Vaticano, ricevuto da Papa Francesco. Su sollecitazione degli Usa, Francesco è infatti impegnato nel ricercare "soluzioni umanitarie adeguate per gli attuali detenuti di Guantanamo", ovvero chiudere la prigione nella base americana a Cuba. Il braccio destro di Obama John Kerry ne ha discusso con il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, che da ex nunzio apostolico in Venezuela ha dichiarato di credere e sperare "nell'influenza positiva dell'accordo tra Stati Uniti e Cuba in tutta la regione latino americana".

Il mondo, forse, è veramente cambiato in qualcosa, e se questo avviene è anche perché Castro, in fondo, e rimasto "fidel" alle sue radici cattoliche.



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