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GIUBILEO DEI CARCERATI/ La resurrezione cambia le sbarre in un evento di libertà

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Il cardinale Parolin (a sin.) in un braccio del carcere Due Palazzi (Foto Giorgio Boato)  Il cardinale Parolin (a sin.) in un braccio del carcere Due Palazzi (Foto Giorgio Boato)

Per intraprendere questo lavoro, approfittate di coloro che il buon Dio vi ha messo accanto: aiutateli ad esservi di aiuto. Non è facile mettersi a servizio dei poveri: qualcuno potrebbe anche servirsi di voi e dire "Vedi quanto sono bravo, ho trasformato anche la gente cattiva". Voi, invece, aiutate i volontari a servire i poveri, perché dicano: "Grazie, Signore, che mi hai messo vicino un povero da amare. Non mi fa guadagnare, ma aiuta a diventare più uomo anche me". Non dimenticate mai che i poveri sono i catechisti che Dio usa per spiegare cos'è la salvezza a coloro che pensano di essere già salvati. Don Primo Mazzolari, un parroco di campagna, un giorno scrisse: "C'è qualcuno che, per guadagnarsi il titolo di benefattore, per farsi pagare il servizio di recupero, lo butta a terra il povero e lo fa a pezzi, l'uomo". A noi, invece, preme poter dire che l'uomo – sopratutto l'uomo che ha sbagliato – ci sta tremendamente a cuore.

Domattina (stamane, ndr), nella Basilica di San Pietro a Roma, si celebrerà il Giubileo dei Carcerati. Stamattina, dal vostro carcere, sono partiti 27 vostri amici, con un bel numero di volontari, con le vostre catechiste, i diaconi e col vostro Direttore. E' un gesto molto forte che papa Francesco ha voluto fare sul finire di quest'Anno della Misericordia. Un anno che era iniziato con delle parole di affetto dedicate anche a voi: "(Le persone detenute) ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà". Qui, il vescovo Claudio, ha fatto ancora di più: ha reso la vostra chiesetta una della cinque chiese giubilari della Diocesi di Padova. E' un segno bellissimo che dice più di tanti discorsi. Vi ringrazio, dunque, per la vostra testimonianza. Dico grazie sopratutto a coloro che, soffrendo, non smettono mai di sperare. Mai dire mai!

Mi affido alle vostre preghiere: ve lo chiedo col cuore. Aiutatemi a servire il Signore in questo compito così delicato che il Papa ha voluto affidarmi. Io mi ricordo di voi, mi ricordo di chi vi vuol bene per davvero. E prego Maria, la nostra madre, perché ci aiuti tutti a fare di questo nostro mondo una bellissima pagina di speranza per tutti gli uomini. Solo così, un giorno, potremmo morire in pace. Magari non saremo riusciti a cambiare questo mondo, ma nel cuore custodiremo la bellezza di averci provato fino all'ultimo. Facendoci compagni l'uno dell'altro.

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