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GIUBILEO DEI CARCERATI/ La resurrezione cambia le sbarre in un evento di libertà

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Il cardinale Parolin (a sin.) in un braccio del carcere Due Palazzi (Foto Giorgio Boato)  Il cardinale Parolin (a sin.) in un braccio del carcere Due Palazzi (Foto Giorgio Boato)

Ieri il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, si è recato in visita privata al carcere Due Palazzi di Padova. Il testo della sua omelia.

 

Carissimi amici, sono veramente felice oggi di essere qui assieme con voi. Immagino che tutti voi avreste voluto essere a Roma: siccome qualcuno non può, allora ho pensato di passare io a trovarvi, per pregare un po' assieme. E' sempre bello pregare in compagnia dei poveri! In questo momento così solenne e commovente, vi voglio rivolgere delle parole che mi vengono spontanee dal cuore: non so se sono le più giuste, però vi assicuro che le penso per davvero. E vorrei che oggi diventassero la preghiera di tutti.

1 - La liturgia di questa domenica ci parla di risurrezione. Abbiamo sentito nella prima lettura la storia straziante dell'uccisione di sette fratelli, così convinti della loro fede da non aver paura di andare incontro alla morte. Il quarto fratello, ridotto in fin di vita e avendo visto già morire altri tre fratelli, dice: "E' preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati" (2Mac 7,1-2.9-14). La sua fede — che, potremmo dire, è la sua storia d'amore con Dio — gli permette di aver chiara la distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male, di distinguere ciò che è infernale da ciò che ha il sapore del paradiso. Di distinguere la risurrezione dal restare per sempre nella morte. E' la certezza che anima anche la storia dell'apostolo Paolo che, come voi, ha trascorso una parte della sua vita in carcere. Quando scrive agli abitanti di Tessalonica, ci tiene a confidare ciò che gli infonde serenità malgrado le tribolazioni procurate, subite: "Il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno" (2Ts 2,16-3,5). Paolo aveva un carattere forte, era intelligente come pochi altri, eppure non si accontentava mai di quello che aveva, era un inquieto. Questo gli permise di lasciare aperta la porta del suo cuore alla novità: Dio, un giorno, s'intrufolò dentro il suo cuore e scommise su di Lui. In quel giorno Paolo ha iniziato a diventare quell'apostolo inarrestabile che metterà a repentaglio la vita per testimoniare il suo incontro con Cristo. Si era lasciato attrarre dal fascino di quel Volto. Un Uomo, in quel caso Gesù di Nazareth, lo amò quand'era fragile, irruento, scontroso: Paolo non si dimenticò mai più che Cristo aveva scommesso sulla sua fragilità e gli dedicò il resto della sua vita.

2 - Il carcere è il luogo della fragilità. Qui dentro tutto è fragile: le storie, la libertà, gli affetti, i legami con le famiglie. E' fragile la speranza: immagino sia molto facile, certe sere, perdere anche quella. Eppure, dentro questa fragilità ci sono tante cose che mi fanno pensare che Dio qui, come leggiamo nella santa notte di Natale, ha piantato la sua tenda.  



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