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UMBERTO VERONESI/ Io, prete, gli chiedo scusa per non avergli testimoniato la Grazia che salva

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Umberto Veronesi (1925-2016) (LaPresse)  Umberto Veronesi (1925-2016) (LaPresse)

UMBERTO VERONESI. Non so descrivere la tenerezza che ha sempre suscitato in me la figura di Umberto Veronesi. Il suo dichiarato pregiudizio anti-cattolico, la sua "guerra" alla Chiesa, il suo scandalizzarsi della presenza del male nel mondo come segno tangibile dell'assenza di Dio mi hanno, letteralmente, commosso. In nome di tutte queste cose Veronesi ha espresso idee, diffuso mentalità, intrapreso azioni. Ai miei occhi ha fatto anche del male, molto male. Eppure adesso, nell'ora della sua morte, non riesco che a paragonarlo — per grandezza umana — al Capaneo dantesco che, non riuscendo ad amare Dio, non poteva fare altro che odiarlo, maledirlo. La vita di Veronesi è stata un grido verso il Cielo, una disperata affermazione di chi ha provato a fermare il male e ha combattuto nella certezza di poterlo sconfiggere. 

Come gli antichi pagani all'epoca di Augusto, Umberto Veronesi attendeva qualcosa che potesse salvare e guarire l'uomo. Lo attendeva dalla scienza, lo attendeva dalla medicina, lo attendeva — in fondo — dalla conoscenza. Veronesi aveva capito che la salvezza dell'umano sarebbe avvenuta solo attraverso l'umano, ma non riusciva ad arrendersi che solo un umano risanato — toccato dal Divino — sarebbe stato in grado di introdurre nel mondo un'intelligenza delle cose capace di affrontare e di perdonare il male stesso. Perché il male, ciascuno lo sa, non si vince eliminandolo, ma "assumendolo", accogliendolo, abbracciandolo. 

Per cui oggi, in un giorno in cui molti si ergeranno a impietosi giudici della vita di quest'uomo tormentato dal dolore dei suoi simili — e per questo furioso verso risposte facili e a buon mercato — io vorrei dire ad Umberto di perdonarci se le nostre parole, la nostra testimonianza, le nostre azioni non hanno reso trasparente nella sua vita il fatto che l'Onnipotenza di Dio non sta nella capacità dell'Altissimo di risolvere i problemi umani, ma nella determinazione, cocciuta e testarda, a non voler mai abbandonare l'umano, qualunque esso sia, comunque esso sia. 

Dio si prende cura della libertà dell'uomo e non permette che il male fermi il Suo amore. Egli è l'Onnipotente nell'Amore. Poveri come siamo, derelitti come siamo, malati come siamo, noi alziamo gli occhi al Cielo per non rimanere soli dentro il Buio e vivere sempre la forza di una Presenza che è più grande di ogni oscurità. 

Questa moda di inchiodare alle proprie responsabilità, con giudizi taglienti, uomini ormai morti, eppure controversi ma geniali — come Veronesi o Fo — è uno sport facile, estremamente elementare da praticare e infiamma gli animi di chi "vuole fare giustizia". Eppure, al contrario, chiedere loro scusa per non essere stati "quello che noi cristiani dovevamo essere", muovendo il loro cuore non verso parole vuote, ma verso il fascino di una vita toccata dalla Grazia, credo che invece sia il più grande atto di umiltà che un cristiano possa fare, l'unico capace di essere all'altezza di Cristo.  



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COMMENTI
10/11/2016 - moda2 (dario ceriani)

Don Federico, anche a me sembra che lei segua una "moda religiosa", e questo mi preoccupa moltissimo. Pensi quante carezze del Nazareno avrà certamente ricevuto Veronesi, da persone note (Martini, Giussani, Testori, solo per citare i primi milanesi che mi vengono in mente) o ignote (pazienti, infermieri, colleghi, famigliari, amici, vicini di casa...) Impossibile pensare che non ne abbia ricevute, significherebbe affermare che Dio non lo ha sufficientemente amato di un amore eterno! Ma la sua libertà ha deciso diversamente da come Lui e noi ci saremmo augurati. Mi scusi Don Federico, ma chiedergli scusa per non avergli testimoniato la Grazia che salva mi sembra veramente un arzigogolo del suo pensiero. Mi permetta un paragone teologicamente "da bar": sarebbe come pensare che Cristo, incontrando il Padre appena dopo la morte in croce, gli avesse chiesto scusa perchè la Sua testiminianza della Grazia che salva fosse arrivata solo ai 12 + pochi altri e non a tutti quelli che il Padre gli aveva dato di incontrare nei 30+3 anni di vita. Se pensassi cio' io sarei fuori di testa, vero? Allora preghiamo tanto per Veronesi anche se adesso "..vede tutto, tutto gli è chiaro, si fa tante risate e gode di paure sfatate...", e da parte vostra di preti continuate ad informarci di quante cosa sbagliate lui ha detto, indicandoci non altre possibili strade ma La strada e fatelo cosi' come si fa anche con i figli che si amano, una volta con una carezza e una volta con uno scapellotto.

 
09/11/2016 - Se uno non si converte è sempre colpa nostra (fabio sansonna)

E quando uno si converte allora è sempre merito nostro?

 
09/11/2016 - moda (marco nocetti)

Guardi don Federico che la moda imperante è proprio quella di chiedere scusa di tutto a tutti, anche di non averli salvati, anche di non avere vinto la loro libertà di non vedere e riconoscere la presenza e l'azione di Dio. Non si sopravvaluti: non è per colpa sua se qualcuno si presenta davanti a Nostro Signore nella posizione di Veronesi. Era un uomo adulto e libero e della sua libertà ha fatto l'uso che ha ritenuto di fare. Adesso vede le cose come stanno davvero e forse rivaluterà qualche sua scelta. Quanto al Giudice sappiamo che è giusto ma misericordioso, misericordioso ma giusto.