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CARRON/ Il risveglio dell'io è un fatto privato o pubblico?

Pubblicazione:lunedì 1 febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 1 febbraio 2016, 19.01

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Caro direttore,
ho letto la lettera di Andrea Perrone e Michele Rosboch sul dibattito aperto da quanto Julián Carrón ha scritto su Il Corriere della Sera. Gli autori intendono fissare alcune brevi osservazioni, alcuni punti fermi si potrebbe dire.

Ci sono però almeno due cose che personalmente non mi convincono nel loro ragionamento.

La prima. Nel giudicare scorretto ricondurre la problematica al "desiderio profondo" e alla "insoddisfazione acuta" che caratterizzano la condizione umana, gli autori rivendicano un più modesto ruolo dell'ordinamento giuridico, che sarebbe quello di "regolare il vivere comune degli uomini secondo norme che nascono da un'opzione profonda sul criterio del bene e sono capaci di determinare una mentalità"; ancora: "Il diritto [...] esprimendo un criterio di bene e dando forma a una mentalità, contribuisce a un rapporto tra gli uomini più o meno capace di favorire il desiderio umano". 

Gli autori danno per scontato che oggi questa "opzione profonda sul criterio del bene" sia ancora un'evidenza alla portata di tutti.

Circa un mese fa, Salah Abdeslam, uno degli autori della strage di Parigi dello scorso novembre —ancora a piede libero a quanto mi risulta — secondo indiscrezioni di stampa avrebbe contattato un avvocato belga. Il legale avrebbe offerto la propria disponibilità a difendere l'attentatore di Parigi. Le sue parole — così come riferite dalla stampa — sono sconcertanti: "Se domani mi sollecitasse, accetterei di essere il suo avvocato per lottare contro l'arbitrarietà e l'abuso di potere". Certamente anche un terrorista ha diritto a difendersi, ma ciò non ci esime dalla domanda: è giusto tutto questo? E' solo un esempio per ricordare che il nesso del diritto con parole come "giusto", "bene", "vero" non è più così evidente oggi, come anche solo trent'anni fa.

La seconda. Gli autori lamentano una frequente contrapposizione tra testimonianza privata e pubblica, che alla fine porterebbe a "ridurre il ruolo della religione a un comportamento privato".

Nella lettera al Corriere della Sera, don Carrón cita un fatto capitato a degli amici che, intuendone il grido di compimento che lo caratterizzava, hanno semplicemente accolto un omosessuale; il quale, nel rapporto con queste persone conosciute per caso, ha cominciato a riscoprire se stesso. Perché questo fatto nella sua semplicità non potrebbe avere un valore pubblico molto più potente di qualsiasi piazza? Perché dovrebbe trattarsi solo di una "testimonianza personale"?

Mi pare che, in fondo, anche gli autori della lettera non sfuggano a quello che il Papa definisce caduta neopelagiana: "una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che dà luogo a un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri e invece di facilitare l'accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare".



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COMMENTI
02/02/2016 - le spade di Chesterton (Carlo Amedeo Tabellini)

Tolto l’esplicito attacco personale agli autori della lettera, in quest’articolo resta ben poco di significativo. 1) Perrone e Rosboch non contestano il “ricondurre” ma il “ridurre” il problema unioni civili al desiderio umano. Non è distinzione da poco, discutendo su un ddl. 2) Gli autori non danno affatto per scontato che il nesso fra diritto e “criterio del bene” sia “un’evidenza alla portata di tutti”. Semplicemente, rammentano che tale nesso obiettivamente esiste, e questo è un dato storicamente innegabile, ritrovandosi nell’esperienza giuridica e culturale di tutti i popoli, non soltanto occidentali. 3) A tutt’oggi, anche nell’occidente relativista, il nesso fra diritto e criterio del bene/giusto/vero non è seriamente posto in discussione. In discussione è semmai il contenuto di che cosa sia bene, giusto, vero. Nello stesso esempio proposto, l’avvocato belga afferma di lottare “contro l’arbitrarietà e l’abuso di potere”, fatti in sé indubbiamente negativi. Analogamente, i sostenitori delle unioni civili affermano di lottare contro le discriminazioni e per una società più giusta. 4) La riduzione della religione a comportamento privato è evidente nello stesso secondo esempio citato: perché questo fatto non potrebbe avere un valore pubblico molto più potente di qualsiasi piazza? Semplice: restando nell’esempio, perché, a differenza della piazza, non è un fatto idoneo a spiegare incidenza diretta su un iter legislativo. Se si vuole discutere di leggi, bisogna farlo in piazza

 
02/02/2016 - Abbassiamo i toni... (Giampietro Ferrario)

L'accenno finale alla "caduta neopalagiana" usa strumentalmente e senza ragioni serie, contro dei fratelli nella fede, una frase di Francesco I. Non credo che il Papa sarebbe soddisfatto del fatto che le sue parole siano usate come una clava in modo così maldestro e, tutto sommato, poco misericordioso... Perrone non discute il valore della testimonianza personale e gli esiti che essa può avere nel cuore e nella libertà dell'altro, né dice che "la piazza" ne é l'alternativa unica. Credo che a tutti sia evidente che il "primum" del vivere da cristiani, quello quotidiano, sia appunto questa testimonianza. Perrone voleva solo sostenere che quando sono in gioco principi non negoziabili (se ancora la famigli lo è), non ci si può limitare ad un assordante silenzio perché qualcuno non condivide o capisce, o perché in questo modo vogliamo in qualche modo imporre una nostra egemonia a suon di leggi. Temo che il dramma oggi sia che, sotto sotto, pensiamo anche noi che certi diritti siano "tradizionali" e non, semplicemente, umani. Pensiamo che la modernità l'abbia vinta e che in fondo non ci siano ragioni per fare alcuna resistenza pubblica o di piazza. Ringrazio Ruini che ci ha ricordato che forse non c'è solo la modernità propinataci da chi controlla tutti i mezzi di comunicazione e che ci dà a volte l'impressione che per tutti o molti nulla sia più evidente, neanche il diritto di un bambino di avere un padre e una madre.

 
02/02/2016 - aut-aut oppure et-et (Daniele Salanitro)

Mi spiace leggere articoli articoli camuffati da "lettera al direttore" posto che l'autore scrive regolarmente su codesto quotidiano. Sembrerebbe voler insegnare umiltà, mentre redarguisce acerbamente gli autori che condividono il proprio sapere tecnico-giuridico. Non è l'unico elemento in gioco, ma non è da escludere, posto che viviamo in una società che sulla cultura romana, giudicata e resa più umana dall'avvenimento cristiano, ha realizzato - nei secoli - una umanizzazione dei rapporti. Inoltre si attribuiscono intenzioni agli autori che non emergono punto dal loro scritto. Come dice una lettrice, sembra che questa testata si faccia sponsorizzatrice di un nuovo fariseismo, per mano di sedicenti lettori/pubblicisti in realtà che collaborano con la stessa. D'altra parte, se neghiamo l'evidenza del bene, iscritta dal Creatore nel cuore di ciascun uomo, su cosa pensiamo di poter costruire? a cosa chiameremo i nostri compagni uomini se le evidenze naturali sono state sradicate. Fortunatamente 70 anni di impero sovietico hanno mostrato che il cuore dell'uomo rimane lo stesso: desideroso di quel compimento che nessun rapporto (né legge) potrà dare. Con chi ci ha preceduto nei secoli, possiamo solo tentare di rendere più vivibile il mondo in cui ci troviamo, e se la circostanza lo chiede, anche negando l'abbraccio o il consenso alle nuove forme di paganesimo (vedi la bella testimonianza di Vincent Nagle su queste pagine)

 
02/02/2016 - Invitati al paragone con il giudizio di Carron (Massimiliano Pireddu)

Invitati al paragone con il giudizio di Carron, cioè, con il fatto che “Cristo è la chiave della soluzione! Solo Cristo come avvenimento presente nell’esperienza delle persone è in grado di liberare l’uomo dalla riduzione del desiderio” ..nella conclusione Carron nel merito del Family-Day: “ciascuno decida da laico che cosa fare, verificando nella propria esperienza la ragione ultima di questa sua decisione”. Ho capito che l’unico modo che avevo di verificare era andare a VEDERE! Avevo letto e riletto: “Che cosa seguire? Seguire la modalità con cui il Mistero ci chiama, attraverso le circostanze del vivere (come, appunto, una cosa totalmente imprevista, che uno può scartare preventivamente perché non si aspetta nulla da essa)”. Dal Family-Day non aspettavo nulla, ma.. il Mistero mi ha tirato fuori dal nulla che attendevo e dopo il viaggio notturno sono rimasto sbalordito al vedere tutta quella gente comune, genitori, bambini, cristiani, mussulmani. Pensavo di vedere gente arrabbiata, ma era una rete di amicizia, non so come spiegare, fatta di gesti semplici (io avevo nella mente l’articolo sul Natale) come il condividere un panino. Avevano fatto un sacrificio ed erano LIETI! Mi domandavo: di cosa? Dal palco arrivavano solo parole di ragionevolezza e d’Amore. Poi mi han dato il documento di Ratzinger del 3 giugno 2003 ..sopraffatto dalla bellezza disarmata del popolo, incantato dalla ragionevolezza del Magistero, vinto dal mostrarsi di Lui ..ero pieno di LETIZIA ..volevo dirlo

 
02/02/2016 - (LORUSSO ANTONIO)

L’articolo citato di Michele Rosboch e Andrea Perrone (che ringrazio di cuore per il contributo) l’ho trovato di grande aiuto ed esemplificativo di un facile errore giuridico. Ritenerlo frutto di “una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che dà luogo a un elitarismo narcisista” è veramente improprio e irrispettoso (per non chiamare in causa il lessico sgarbiano). Di contro, oltre a farsi beffa di due eminenti giuristi, qual è il contenuto di questo articolo tanto confuso quanto imbarazzante?!

 
02/02/2016 - perchè contrapporre? (Antonella messaggi)

Leggendo questo pezzo, mi sembra proprio che il signor Barbero abbia commentato un'altro articolo. Non mi spiego infatti l'assenza di una vera argomentazione, cercando contrapposizioni che non ci sono (perché contrapporre ciò che è unito? fede personale e fede pubblica non sono due concetti separati). Inutile e direi gratuitamente offensiva la parte finale sul neo pelagianesimo e sul narcisismo, che lascia assolutamente sospresi; frasi in libertà a fronte di un articolo di Perrone e Rosboch ragionevole e rigoroso, che cerca di aprire un dialogo su delle ragioni.

 
01/02/2016 - piatto ricco mi ci ficco (Claudio Baleani)

Il risveglio dell'Io è sicuramente un fatto privato, ma non c'è nessun fatto pubblico che non nasca da un fatto privato. La manus iniectio, un istituto giuridico romano che consentiva la riduzione in schiavitù per debiti, venne abolita quando un contadino arrivò nel foro e raccontò di aver subito la devastazione dei suoi beni da parte dei sabini. Poiché aveva debiti che non poteva pagare pianse perché avrebbe perso la libertà sua, dei figli e della moglie. Seduta stante i comizi abrogarono la legge. Il fatto è che oggi sulla piazza arrivano quelli che piangono la disparità di trattamento tra gli omosessuali e gli eterosessuali. Le ragioni di tale diversità di trattamento non sono percepite. Sbraitare serve? Manifestare per la paura che altrimenti la fede diventi un fatto privato non è un avveramento di tale predizione, visto che chi ragiona così si confronta solo con le cose che hanno in testa e non con la realtà di chi non la pensa come loro? Litigare con i tuoi amici sarebbe una testimonianza di che? Dire che il diritto serve per dare un criterio di bene serve? E' mai successo che il diritto raggiunga tale scopo? A volte si, a volte no. Non è coi concetti che si vive.

 
01/02/2016 - Pubblicamente svegliamoci (claudia mazzola)

A me sa tanto che noi cristiani siamo diventati farisei.