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INFLUENZA 2016 / Virus Zika, a Bologna è allerta per il rischio di contagi (oggi, 1 febbraio 2016)

Pubblicazione:lunedì 1 febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 1 febbraio 2016, 17.00

Il pericolo diffusione virus Zika Il pericolo diffusione virus Zika

INFLUENZA 2016. VIRUS ZIKA, BOLOGNA ALZA LA GUARDIA AL SANT'ORSOLA (OGGI, 1 FEBBRAIO 2016) - Non preoccupa tanto il picco dell'influenza 2016 previsto per le prossime settimane quando il rischio di contagio da virus Zika. Dopo l'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità, che sostiene che la malattia potrebbe essere più pericolosa di Ebola, anche nel nostro paese si comincia ad alzare la guardia. A Bologna, secondo quanto riferito da Repubblica, al policlinico Sant'Orsola sono già state controllate 135 persone anche se finora non è stato registrato nessun caso. Il virus Zika è nella maggior parte dei casi asintomatico. Nei restanti casi provoca febbre, eruzioni cutanee, dolori ossei e mal di testa. Il Sant’Orsola è un centro di riferimento regionale per quanto riguarda l’analisi delle malattie infettive: nell’ultimo anno sono state controllate tutte le persone che si sono presentate con malesseri sospetti. Ma nessuno è risultato affetto dal virus. E sul proprio sito, la Regione Emilia Romagna ha pubblicato un vademecum per chi ha programmato un viaggio in Sudamerica, consigliando alle donne incinte di rimandare la partenza.

INFLUENZA 2016. VIRUS ZIKA, ALLARME DELL'OMS PER IL CONTAGIO (OGGI, 1 FEBBRAIO 2016) - Altro che influenza 2016, italiani sempre più preoccupati per il virus Zika. Il virus, che sta facendo una strage in America Latina, potrebbe infatti essere addirittura più pericoloso di Ebola, che uccise più di 11mila persone in Africa. L'allarme è lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità, come riferito dal quotidiano inglese The Guardian: l'Oms si riunisce oggi per decidere se l'epidemia che si sta diffondendo soprattutto in Brasile debba essere considerata una crisi sanitaria a livello globale. L'aspetto più pericoloso della malattia riguarda le donne in gravidanza visto che, se contagiate, rischiano di partorire bambini con microcefalia. Per mercoledì prossimo è in programma un vertice straordinario del Mercosur, il mercato comune dell'America Latina. Non esiste attualmente un vaccino e si pensa quindi a strategie alternative per impedire che il contagio arrivi anche in Europa e quindi in Italia: c'è chi sta lavorando alla modificazione genetica della zanzara infetta dal virus Zika e chi propone di utilizzare il vecchio Ddt.

INFLUENZA 2016. VIRUS ZIKA, PERICOLO ZANZARA TIGRE, IL CONTAGIO IN ITALIA POTREBBE ARRIVARE DALL'INSETTO - Se in Italia possiamo per ora dirci al sicuro dalla nuova ventilata pandemia del virus Zika, grazie al fatto che l'infezione non si trasmette per via aerea, un nuovo possibile pericolo potrebbe arrivare dalle zanzare tigre, ormai abbondantemente presenti anche sul nostro territorio. Il virus Zika (ZIKV) un RNA virus della famiglia Flaviviridae, genere Flavivirus, gruppo Spondweni, isolato per la prima volta nel 1947 da un primate in Uganda, nella Foresta Zika, come ormai ben conosciuto non è letale, ma sospettato di essere molto pericoloso per le donne in cinta, in quanto provocherebbe mal formazioni del feto. In tutta la questione il condizionale è d'obbligo, infatti oltre a non essere automatico l'esito negativo della gravidanza nelle contagiate, le basse temperature invernali dovrebbero metterci al riparo dalla propagazione incontrollata del virus nelle nostre aree. Il problema però potrebbe presentarsi durante l'estate, dove la zanzara tigre, ormai largamente diffusa anche in Italia, potrebbe diventarne il vettore di diffusione anche da noi, come sottolinea in un’intervista pubblicata sul quotidiano svizzero "Zentralschweiz am Sonntag" il Prof. Peter Lüthy, esperto di zanzare tigre. Da non sottovalutare nemmeno l'effetto domino, che vede la possibilità che una persona infettata dal virus per colpa del suddetto insetto, riesca ad infettare a sua volta una zanzara non ancora portatrice dell'infezione semplicemente "facendosi" mordere, innescando una diffusione ancora più veloce della pandemia. 



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