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STRAGE IN NIGERIA/ I bambini bruciati da Boko Haram e quella domanda di cambiare

Pubblicazione:lunedì 1 febbraio 2016

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Noi odiamo tanto, e abusiamo tanto degli altri — specie dell'esistenza più indifesa — perché ci odiamo tanto e abusiamo tanto del grido indifeso che abita noi stessi. Questo rispetto di sé non lo può insegnare l'Onu, neanche l'Unicef, e nemmeno la saggezza di un ritrovato Stato Etico. Questa compassione amorevole verso sé, e quindi verso ciò che di sé è più inerme, la si impara solo in un rapporto. Pare assurdo doverlo dire, ma dinnanzi al male che si perpetra in questi giorni, dinnanzi alle carni martoriate e fumiganti di quei bambini — dei nostri figli, di ciascuno di noi — l'unica via, l'unica strada, è davvero il cristianesimo. 

Perché il male non si estingue, ma si vince con l'amore, col sacrificio di Uno che ridà dignità al vivere. Infatti, se anche riuscissimo a fermare questo male, ce ne sarebbe pronto sempre un altro e la nostra vita si risolverebbe in un'eterna lotta contro il male del mondo, in un'eterna reazione per la quale noi saremmo sempre i buoni e gli altri sempre i cattivi. Dimenticando che il male è dentro di noi, nella nostra natura, dimenticando che Dio non chiede di estirpare la zizzania, ma di far crescere il grano, dimenticando infine che c'è Qualcuno che questa lotta l'ha già vinta e solo partecipando della Sua vittoria sarà possibile tornare alla nostra vita pieni di carità.

La Nigeria e il massacro di Boko Haram non sono altro che l'ennesimo segno del bisogno che abbiamo, per cambiare il mondo, di un avvenimento al di là delle nostre mani, al di là della nostra forza. Il bisogno di un atto di misericordia che venga a salvare, e a prendere su di sé, il peccato del mondo.



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