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DISOCCUPATO SUICIDA/ Su whatsapp un messaggio alla figlia, "perdono"

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E così via. Questo è solo l'inizio, la lista è lunghissima, e sembra di leggere le epigrafi del sacrario di Redipuglia. Sono solo alcuni dei suicidi di un trimestre. Immaginate di leggere una sequenza così per altri 90 e passa mesi (dal 2008 a oggi).

Una lista di caduti che dall'inizio della crisi, 2008, ad oggi, annovera dai 100 ai 200 casi di suicidio per lavoro ogni anno, e altrettanti di tentato suicidio. Il laboratorio di ricerca Link-Lab ha studiato il fenomeno e pubblicato i dati anche in dettaglio. I quali mostrano che i suicidi per perdita di lavoro, disoccupazione, fallimento, stipendi non percepiti sono diffusi in maniera ormai omogenea in tutte le regioni d'Italia e in tutte le fasce di età, con particolare gravità nella fascia 35-55: quella che dovrebbe rappresentare la forza lavoro più matura e ricca d'esperienza.

Ma tant'è. Nelle questioni economiche il tema del lavoro ha molto meno attenzione del barile di petrolio e dei crolli e rimbalzi delle borse. Così più che dire, per esempio, che la disoccupazione giovanile in Italia è la più alta in Europa dopo la Grecia (37,9% Italia, 44% Grecia, 22% media Ue) si preferisce far notare che nel tal mese c'è stato un miglioramento dello zero virgola zero uno sullo stesso mese del tal anno.

Invece la realtà, proprio la realtà del lavoro, dei poveri cristi che un lavoro ce l'hanno e vanno sotto stress tremendi per non farsi buttare ai margini; e la realtà dei poveri cristi che il lavoro non ce l'hanno, non lo trovano, o lo hanno perso, su questa realtà si preferisce non soffermarsi troppo. Il lavoro non è solo fonte di guadagno e di sostegno della famiglia (e delle unioni civili, anche quelli devono mettere insieme il pranzo con la cena), non solo è il mezzo con cui l'uomo migliora e umanizza il mondo, ma è anche il mezzo con cui egli realizza se stesso come persona. Questa verità, richiamata dai grandi papi anche recenti, come Wojtyla (Laborem Exercens), non è di casa nel dibattito pubblico. Male, malissimo. Che sia una verità ce lo provano drammaticamente i casi di suicidio di disoccupati. Ma abbiamo creato una tale sfilza di nuovi diritti che il vecchio sacrosanto diritto al lavoro sembra finito in coda. Va rimesso ai primi posti, urgentemente.



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COMMENTI
11/02/2016 - Perdere il lavoro in Italia non è per tutti (Giuseppe Crippa)

E se il disagio del povero suicida fosse stato acuito dalla constatazione che nel suo Paese almeno 15 milioni di italiani (più di uno su tre) non abbiano nemmeno lontanamente il problema di perdere il posto di lavoro? Si tratta degli statali e parastatali che non verranno mai licenziati (e neppure trasferiti) anche se la loro mansione si rivelasse inutile. Ci sono ingiustizie anche più dure da sopportare della perdita del lavoro: sapere che ad altri questa disgrazia non capiterà mai. E ovviamente il governo Renzi questa discriminazione non la sana, nel silenzio compiaciuto dei sindacati. Altro che il diritto al lavoro come variabile dipendente…

 
11/02/2016 - Grazie (Giuliana Zanello)

Grazie per questo articolo. E' vero, bisogna ricominciare a pensarci, tutti quanti, almeno per riaccendere la speranza. Ci stiamo abituando a un mondo in cui la gran parte di noi, si dice, è superflua, tanti giovani già si pensano così o quanto meno temono il momento in cui, confrontandosi con la realtà, scopriranno che è così. Forse si farebbe un passo avanti mettendo a fuoco che ciò non è vero: non è il da fare che manca, è la sua connessione con la giusta retribuzione.

 
11/02/2016 - persona e lavoro (fiorenzo colombo)

Il diritto al lavoro è diventato una variabile dipendente di una cultura che, ormai prevalente, considera la possibilità di generare lavoro e lavori solo se è indispensabile, se non se ne può fare a meno, tant'è che si preferiscono macchine e procedure standardizzate rispetto alla sfida di avere uomini e donne coinvolti nell'avventura del travaglio e del faticare. Forse ci vuole un'altro 68 al contrario e, nel contempo, minoranze creative che continuino a farci vedere spaccatori di pietre con l'idea della cattedrale nel cuore... e con una busta paga collegata (allo spaccare e allo spaccare bene e in tempi ragionevoli).