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QUARESIMA/ Quei 40 giorni che sfidano la nostra mancanza

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Michelangelo, Studio per la Sisilla (Immagine dal web)  Michelangelo, Studio per la Sisilla (Immagine dal web)

La gioia la troviamo sapendo che c'è qualcuno che ci aspetta per accogliere noi e le nostre debolezze, tristezze, frustrazioni. Per consolare i nostri dolori e per raccogliere i nostri cocci e aiutarci a portare le nostre fatiche.

Senza il lato quaresimale della vita, senza la faccia scura non sapremmo trovare la gioia e se la trovassimo non la sapremmo riconoscere. 

Il deserto è un luogo dove manca tutto e dobbiamo starci per imparare a trovare tutto. Non serve per imparare ad uscirne ma per imparare a restarci. E scoprire cosa rimane di noi se ci togliamo di dosso tutto quello che non siamo. Senza pane chi sono? Senza forze chi sono? Senza potere chi sono?

Questo mi dice il deserto. Chi sono e chi c'è con me quando non ho più nulla e nessuno è con me? A quel punto convertirsi sarà solo scoprire che non sono solo. Che c'è chi copre le mie nudità, sazia le mie mancanze, asciuga le mie lacrime. La cosa più bella del deserto è che ho scoperto che Dio non è che mi aspetta fuori, ma entra con me. Un amico mi raccontava che per i bambini e i ragazzi di oggi, un No è solo il periodo di attesa tra due Sì. Un periodo molto breve. Me lo compri papà? No. Ok, me lo compri domani. Non sappiamo più attendere, non sappiamo più essere incompleti, mancanti. Se fossimo in un deserto e ci chiedessero di dire chi c'è, diremmo nessuno. E invece in un deserto c'è qualcuno da vedere: noi stessi. E ci sono due persone da incontrare, da attendere: io e Dio. 

Ma bisognerà aspettare questi 40 giorni per sapere chi siamo e chi è Dio e chi è per noi.

Saremo capaci di attendere?



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