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Cronaca

PAPA IN MESSICO/ Francesco e i bambini malati fanno parlare il cuore

Papa Francesco ha trasformato, ieri pomeriggio, l'appuntamento con i piccoli malati nell'Ospedale pediatrico "Federico Gomez" di Città del Messico in una festa. CRISTIANA CARICATO

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

CITTA' DEL MESSICO — Si può essere malati, indossare una mascherina, perdere i capelli per la chemioterapia o vivere in pigiama, e rimanere, comunque, dei bambini. Lo ha capito Francesco che ha trasformato, ieri pomeriggio, l'appuntamento con i piccoli malati nell'Ospedale pediatrico "Federico Gomez" di Città del Messico in una festa. Tanti sorrisi per i bambini che conoscono il dolore e la croce, gesti di tenerezza, carezze e buffetti, parole dolci e un'infinità di abbracci. Accompagnato sempre dalla Prima Dama, Angelica Rivera, la consorte del presidente in modestissimo blu, il Papa è entrato con delicatezza nel vissuto drammatico di tante famiglie, mostrando quel volto misericordioso e materno di Chiesa che continua ad indicare. Si è tuffato come un nonno nella sofferenza dei piccoli, ed è andato oltre la facile commozione, per regalare momenti di autentica gioia. Francesco che si abbassa per un doppio selfie con un bambino in carrozzina. Francesco che tocca muscoli molli e braccia senza forza, abbandonate sul grembo di donne segnate. Francesco che ascolta le richieste dei bambini, guarda disegni colorati, si stupisce per piccoli doni, fa passare sul volto smorfie e sorrisi .Francesco che convince un piccolo poliomelitico a prendere la medicina, e gli versa poche gocce in gola, lasciandosi poi abbracciare. Francesco che ascolta l'Avemaria cantata da una ragazzina con il turbante in testa a nascondere la calvizie innaturale, mentre alle sue spalle la prima dama cerca di nascondere le lacrime. 

Difficile non rimanere colpiti da quanto avvenuto tra le mura colorate dell'ospedale pediatrico. Non un solo momento formale nell'ora passata dal pontefice con i bambini malati, le loro mamme, il personale medico e infermieristico che giorno dopo giorno lottano per conquistare tempo e vita. Bergoglio ha mostrato tutta la sua umanità, nel chinarsi sulla mistero più incomprensibile, il dolore innocente, mostrando la bellezza paradossale della Croce. Perché sì la vita è bella anche quando si ha un tumore e si perdono i capelli, quando non si ha la forza di ridere o di abbracciare il pupazzo preferito. La vita può essere bella se la si affronta insieme a Gesù. Lo ha mostrato Francesco, che si è fatto piccolo nello spiegare ai bambini malati riuniti nell'auditorium l'episodio evangelico della presentazione al Tempio. Quasi una favola il racconto di Simenone che esulta di gratitudine e benedice Gesù. Il tono quello del nonno quando incanta i nipoti con le storie più intense. "Io qui (e non solo per età) mi sento molto vicino a questi due insegnamenti di Simeone" — ha ammesso.