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BOTTE A DISABILI E ANZIANI/ Contro i "cattivi" cambiamo le regole del gioco

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Ma come si è arrivati a questo? Forse che ultimamente tutti i sadici si stiano ammassando sotto le spoglie di operatori sanitari e infermieri all'interno di case di riposo e strutture cosiddette "protette"? Ovviamente non è così. Né però, Rsa e case di cura si sono riempite di dolci crocerossine, per le quali il sacrificio di sé costituisce il traguardo più ambito. Tutt'altro: si tratta di un mestiere come un altro. E in tempi di penuria di posti di lavoro, non si va troppo per il sottile. Specie se per ottenere la qualifica che abilita al suo esercizio, l'ambito "pezzo di carta", basta frequentare un corso di qualche settimana. Sulle figure di ausiliario socio-assitenziale (Asa) e del più ambito operatore socio-sanitario (Oss) c'è tutto un universo di organizzazioni pelosamente caritatevoli che campa. Reclutano persone spesso straniere, senza riferimenti, approdate nel nostro paese in cerca di una sorte migliore di quella offerta dal paese natale, che sono state costretti ad abbandonare, persone che spesso si sono dovute indebitare per affrontare il viaggio, offrono loro il miraggio di un impiego sicuro (corsi Asa e Oss chiaramente a pagamento, dai 700 fino a 2mila euro) e poi li indirizzano verso cooperative che parteciperanno alle gare d'appalto per l'affidamento in gestione dei servizi assistenziali. Gare al ribasso, chiaramente, dove il lavoro di lima sulla pecunia si traduce immancabilmente in una paga oraria ai limiti della decenza. E se non si riesce a entrare in una struttura, si finisce in mano ad altre organizzazioni che piazzano anche badanti (spesso neppure formate) a casa di anziani bisognosi, trattenendo per sé una cospicua percentuale del compenso. Una forma di caporalato che non viene mai sanzionata.

Ora, non vogliamo giustificare nessuno, per carità, vogliamo solo comprendere come possa un essere umano rendersi reo di tali atrocità ai danni dei più indifesi. Abbiamo una vaga idea di quanto possa essere frustrante avere la responsabilità di una persona non autosufficiente, di un anziano che non vuole mangiare, di un emiplegico rigido nei movimenti, di un incontinente, da cambiare (vestiti e biancheria da letto) svariate volte al giorno, di una persona che si gratta in continuazione, o che emette solo lamenti? Chiunque abbia avuto a che fare con la malattia, o la vecchiaia, un'immagine può farsela. È un lavoro che definire usurante è un eufemismo. Consuma il corpo e lo spirito. E, ricordiamolo, è un lavoro che di norma non si sceglie per vocazione, ma per disperazione. Una svendita della propria vita per cifre che, se lo stipendio medio di un Oss si dovrebbe teoricamente aggirare intorno ai 1.500 euro al mese, sotto a una cooperativa (poiché, come dicevamo, le assunzioni dirette non esistono e tutto viene gestito in regime di appalto) difficilmente superano i 6-7 euro l'ora. Una paga da fame, in caduta libera da anni per un mercato drogato dalle stesse cooperative che sfornano migliaia di operatori sanitari ogni anno. La miscela tra solitudine, frustrazione e questa nuova forma di schiavitù è esplosiva. E allora sarebbe bene, oltre a punire i colpevoli, andare alla radice del problema e cercare di cambiare le regole del gioco.



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