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BOTTE A DISABILI E ANZIANI/ Contro i "cattivi" cambiamo le regole del gioco

Pubblicazione:martedì 16 febbraio 2016

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Strattonamenti, spintoni, calci, percosse, ingozzamenti forzati, insulti, minacce, costrizioni, violenze fisiche e psicologiche: sono immagini che fanno male quelle che sempre più spesso ci offre la cronaca. La notizia dei 14 operatori dell'Aias di Decimomannu sospesi ieri dal servizio per sei mesi per maltrattamenti è solo l'ultima di una lunga serie. Solo qualche giorno fa, il 10 febbraio, è stata arrestata la titolare della casa famiglia Villa Alba, insieme con due sue collaboratrici. Due giorni prima, l'8 febbraio, i Carabinieri di Roma e Frascati avevano arrestato dieci dipendenti di un centro di riabilitazione con sede nei Castelli Romani. Il 18 gennaio al centro di accoglienza per disabili di Licata (Agrigento), altri otto arresti. Prima ancora, il 15 dicembre, sette dipendenti di una casa di cura a Nocera Inferiore (Salerno) erano finiti ai domiciliari, così come, il 16 novembre, tre operatori di un centro diurno residenziale per disabili del novarese. L'elenco è ancora lungo: il 14 ottobre 2015 indagate le titolari di due case di cura a Palermo, il 10 luglio nove arresti a Prato tra operatori sociosanitari e infermieri in servizio in una struttura sanitaria, il 18 giugno il sequestro di una casa di riposo a Nuoro. Notizie, peraltro, che fanno il paio con quelle relative ai sempre più frequenti casi di maltrattamenti inferti da badanti, non ultimo il triste caso di Francesco Nuti, che per anni avrebbe subito botte e umiliazioni dal suo badante georgiano. Le accuse sono sempre le stesse: maltrattamento, percosse, lesioni personali, sequestro di persona, abbandono di persone incapaci, somministrazione di medicinali scaduti, omissione di referto e, a volte, anche esercizio abusivo della professione medica. Sempre, immancabilmente, ai danni di anziani o disabili, insomma persone deboli e indifese.

«In Italia si sta registrando una vera e propria escalation di violenza all'interno di case di cura e strutture sanitarie che ospitano disabili e anziani», denuncia il Codacons: «Ancora un grave caso di maltrattamenti a danno di persone deboli e indifese — afferma il presidente Carlo Rienzi — che indigna e pone seri interrogativi su come operano tali strutture e il personale che vi lavora. Il vero problema, tuttavia, è che mancano controlli e verifiche periodiche che accertino la qualità del servizio reso e il rispetto dei diritti dei pazienti. Serve incrementare la vigilanza con ispezioni continue e attente verifiche sul personale — conclude — affinché simili episodi non si ripetano più». 

In realtà le verifiche ci sono, e i controlli anche, altrimenti di queste tristi notizie non avremmo nessuna eco. Semmai, qualcosa andrebbe fatto per accelerare le procedure di sospensione dal servizio di quanti si macchino di tali nefandezze. Da quando partono le prime timide denunce alle forze dell'ordine da parte di dipendenti o di familiari di ospiti delle strutture, quindi presumibilmente dopo settimane, se non mesi, che si verificano i maltrattamenti, possono passare anche un paio di anni prima che i colpevoli vengano sospesi o arrestati. Un tempo eterno, per chi è costretto a subire violenza. 


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