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PAPA IN MESSICO/ Francesco e l'alternativa al "posto fisso" in chiesa

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Il Chayo, temuto capo eliminato dall’esercito nel 2014, si era fatto addirittura costruire una cappella in suo onore. E non è che tutti, tra gli ecclesiastici, hanno avuto il coraggio di prendere le distanze. Per paura o convenienza, alcuni sacerdoti, sono diventati confessori di sicari e cappellani dei cartelli. Comprensibile quindi l’invito rivolto dal Papa alla porzione di Chiesa radunata nel piccolo stadio per la celebrazione eucaristica. L’invito a resistere alla più demoniaca delle tentazioni, quella della rassegnazione in ambienti dominati dalla violenza e dalla corruzione, dal traffico della droga e dal disprezzo per la dignità delle persone. Una tentazione che porta a trincerarsi nelle sacrestie, a diventare sicuri funzionari del Divino, impiegati di Dio, i Checco Zalone della parrocchia.

La strada è un’altra rispetto al “posto fisso” in chiesa, e Francesco lo ha spiegato bene: fare esperienza della misericordia del Padre, come Gesù, far toccare nella carne, la vita di Dio. Insomma, il rischio dell’esperienza e l’umiltà nell’imparare a dire “Abbà”, Padre, oppure, “Tata” come si dice da queste parti.

La stessa lezione Francesco l’ha data a centinaia di migliaia di ragazzi che hanno reso rovente lo stadio Josè Marìa Morelos y Pavon di Morelia. Ci si aspettava una dura requisitoria del Pontefice contro i narcos e in parte c’è stata. Ma l’obiettivo non era la denuncia, quanto fornire di speranza una generazione in apnea. “Siete la ricchezza del Messico”, ha ripetuto più volte Francesco allo stadio impazzito, che urlava in un tripudio di colori e simboli identitari, i nomi di Maria e Gesù. La juventud del Papa era lì per vincere l’apatia e la disperazione di una realtà che non offre né opportunità, né lavoro. Giovani che non riescono a sognare, considerati nulla, merce per i signori della morte.

Il Papa non ha lanciato anatemi, ma alla domanda su cosa fare ha detto la sua unica Speranza: Gesù Cristo. L’amico da prendere per mano per andare lontano, per trasformarsi da eterna ricchezza in reale speranza. Uno con cui la vita vale la pena di essere vissuta. Lui che non vuole “sicari”, ma discepoli. Parole forti, non “schiuma da sapone”. Il coraggio di cui avevano bisogno quei ragazzi impazziti per Francisco, l’unico che guarda il cuore e accompagna i sogni dei giovani messicani. 

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