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Cronaca

PAPA IN MESSICO/ Francesco e l'alternativa al "posto fisso" in chiesa

Il Papa è stato a Morelia, capitale del Michoacan, uno degli stati del Messico che più soffre la piaga del narcotraffico. La giornata raccontata da CRISTIANA CARICATO

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Morelia batte tutti. È la capitale dello stato del Michoacan ad aver vinto in calore ed effetti speciali. L’accoglienza per Francesco nella regione centrale del Messico è stata strabordante. Un solo dato, quando siamo saliti a bordo del Boeing 737 dell’Aeromexico per fare ritorno alla base, Città del Messico, abbiamo scoperto che il settore riservato ai giornalisti era in gran parte occupato dai doni ricevuti dal Papa durante la giornata. Non era mai successo di vedere sedili coperti da cesti di frutta e velli di lana, quadri e volumi, pacchi contenenti tutte le varietà, e credete sono tante, di dolci messicani e souvenir di ogni genere. La cosa più impressionante, e sicuramente confortante, è che persino un meraviglioso crocifisso di legno nero viaggiava con noi, disteso in una delle cappelliere. Gesù insomma ci ha tenuto compagnia.

Ma che dire poi del Segretario di Stato, il timidissimo cardinal Parolin, abbracciato dai pupazzi, con faccioni enormi, spugnosi come teletubbies, nella cattedrale barocca di Morelia? E della bibbia di gomma offerta a Francesco dai bambini del catechismo? Del resto che la giornata prometteva bene lo abbiamo capito dal mattino, quando al ritmo di Cielito lindo, vero e proprio tormentone della visita nel Michoacan, siamo stati catapultati nel primo stadio della giornata, dove 20mila sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e un bel po’ di laici infiltrati, ballavano scatenati in attesa di Francesco. Molti indossavano le maschere tradizionali, coloratissime e immaginifiche, che hanno reso celebre la cultura Puréchepa.

Mi sono imbattuta in un giovanissimo seminarista, che guarda caso si chiama Juan Pablo, un nome un destino, con addosso il Cinelo, un costume di straordinaria complessità che ricopre tutto il corpo, compreso il volto. Riusciva a saltare e muoversi nonostante, sospetto, avesse una ventina di chili in più da sostenere. Mi ha spiegato che era il modo con cui gli indios irridevano la spocchia e la vanità volgare dei conquistadores spagnoli, esasperando gli orpelli e i belletti con cui andavano in giro nelle Indie. Nel campo sportivo “Venustiano Corranza” però le maschere erano solo il segno di una gioia sfrenata, che faceva ondeggiare sai e tonache. Una folla capace anche di improvvisi momenti di silenzio, quando lo speaker in attesa di Francesco ha chiesto di ricordare i 43 studenti sequestrati nel settembre del 2014 a Iguala, nel Guerrero.

Perché questo è il punto, il benvenuto più affollato il Papa lo ha ricevuto nella regione che più di altre vive il dramma del narcotraffico: Nel Michoacan, gruppi armati si disputano il potere sul territorio a colpi di sangue e fuoco. Qui il presidente Pena Nieto è stato costretto a inviare uno dei suoi uomini di fiducia, Alfredo Castillo, con pieni poteri, per tentare di arrestare l’escalation di violenza e la crescita di una pericolosa “metastasi” nel cuore del Paese. I risultati sono stati parziali, e non va certo meglio alla Chiesa, che deve contrastare il sorgere di cartelli, come Los Caballeros Templaros, che seminano morte e terrore, saccheggiando il patrimonio simbolico e devozionale del cristianesimo.