BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

ROBERTO MANCINI / Video, il poliziotto eroe e il risarcimento dello Stato in “maxi” ritardo (Io non mi arrendo, oggi 17 febbraio 2016)

Roberto Mancini, aggiornamento di oggi, mercoledì 17 febbraio 2016. Medaglia d'Oro al valore per il poliziotto che indagò per primo sullo smaltimento rifiuti in mano alla Camorra. 

Roberto Mancini, infophotoRoberto Mancini, infophoto

La figura di Roberto Mancini ha interessato il pubblico numeroso di Rai 1 dopo la fiction con Beppe Fiorello che si è chiusa ieri sera con la seconda e ultima puntata: un poliziotto che ha perso la vita per una malattia, il tumore, provocato dall’esposizione ai rifiuti tossici sui quali indagava, dopo aver scoperchiato tutto il marcio della Terra dei Fuochi in Campania, gestita dalla Camorra. È venuto a mancare il 30 aprile 2014 tra le proteste per una risarcimento assurdo, che nei mesi successivi, anche grazie ad una petizione lanciata su Charghe.org dell’amico Fiore Santimone, si è evoluto per fortuna al diritto di sostegno alla famiglia, come sarebbe previsto dalla legge. Solo nel settembre 2014 al poliziotto deceduto viene riconosciuto lo status di “vittima del dovere” ma forse troppo tardi, anche se almeno la famiglia oggi può ricevere un sostegno economico a vita. Certo, il papà per Alessia, 15 anni, non tornerà più, idem per la moglie Monika. Un uomo non qualsiasi, ma un eroe del quotidiano.

Un poliziotto particolare, una storia incredibile e un nome ora famoso, Roberto Mancini: dopo la fiction di Rai 1, Io non mi arrendo, che ha riscosso grande successo  tra il pubblico, ha permesso di scoprire la storia di questo incredibile uomo dello stato che con lo stesso stato non ha certo avuto sempre una vita semplice. In un capitolo del libro, “Io, morto per dovere”viene raccontata la sua storia e presentato un suo pensiero scritto anni prima sul periodo dell’antagonismo fortissimo in piazza negli anni Settanta. «Troppi anni fa, ma sembra ieri l’altro. Urlavamo forte, sfilavamo come a sfidare il mondo, noi da un lato, sodali, vicini, compagni e, dall’altro, gli sbirri, i celerini, i nemici. Quante volte ci chiedevamo perché ogni giorno ci toccasse trovarci avversari gli apparati dello Stato e, spesso, sfidare i fascisti in piazza». Parole forti, in cui si comprende come la scelta di lavorare per la Polizia sia poi stata scelta non per un amore a prescindere per le istituzioni, ma con un vero servizio per la cittadinanza e per il popolo italiano. «Vivevamo in continuità con le montagne dei partigiani. Loro erano i nostri eroi, miti, giganti. Lungo quel tracciato camminavamo noi, nani che miravano, sognavano, bramavano un mondo diverso. Noi concepivamo la rivoluzione come esito naturale. Noi eravamo dentro una missione, dentro una sfida collettiva, un indirizzo comune. Non ne uscivi, era la nostra vita, non una parte di essa», scrive ancora Mancini all'interno del suo pensierio sul ruolo dei partigiani della libertà che lui tanto stimava.

Si è tornato a parlare in questi giorni di Roberto Mancini, grazie alle fiction "Io non mi arrendo" di Rai Uno con Giuseppe fiorello. Robero Mancini è il poliziotto che per primo indagò sul caso della Terra dei Fuochi e che portò alla luce la connessione fra la Camorra e lo smaltimento dei rifiuti. Lo Stato italiano ha voluto conferire un importante riconoscimento a Roberto Mancini, che nel frattempo è deceduto a causa di un tumore, donandogli la medaglia d'Oro al valore civile. Sarà la figlia di Roberto Mancini a ritirare il premio al posto suo, un premio che la moglie Monika, così riferisce durante l'intervista, non crede che avrebbe mai accettato. Riferisce inoltre che in casa Roberto Manciniparlava poco di lavoro, preferendo dedicarsi alla famiglia. "Penso che questa medaglia per lui sia una cosa bellissima. Lui non voleva essere ringraziato in quel modo. A lui bastava dire grazie ed era felice. Non voleva essere un eroe". Clicca qui per vedere l'intervista alla moglie di Roberto Mancini. La moglie riferisce anche che Roberto Mancini si rendeva conto, nel corso delle indagini, di star facendo qualcosa di importante per il Paese e contro la lotta alle ecomafie. Durante l'intervista, viene chiesto a Monika Mancini se suo marito si rendesse conto della portata di ciò che aveva scoperto. "Si rendeva conto", riferisce, "però è rimasto anche molto male perché le sue indagini sono state insabbiate. Ha sofferto tantissimo". Lo Roberto Mancini, come afferma la moglie, pensava sempre a quanti bambini avrebbe potuto salvare se le cose fossero venute fuori prima. "Ha conosciuto le mamme delle Terre dei Fuochi", , riferisce sempre la moglie Monika parlando del marito, "Ha saputo quanti bambini erano morti. E' tornato a casa e ha detto 'dove ho sbagliato', 'cosa non ho fatto', 'potevo fare forse di più'". 

© Riproduzione Riservata.