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PAPA IN MESSICO/ Ciudad Juarez, le lacrime di Francesco nel posto più violento della terra

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Migranti messicani al confine con gli Usa (Infophoto)  Migranti messicani al confine con gli Usa (Infophoto)

Quella misericordia che entra nel male per trasformarlo. Perché, con buona pace di Donald Trump, non sono le politiche migratorie che interessano a Francesco, ma il peso di migliaia di persone sulla bilancia della Storia, la loro grandezza di figli nonostante siano venuti al mondo dalla parte sbagliata della rete. Un sentire che manca al miliardario che vuole depurare l'America da ogni "inquinamento" umano. Un uomo che forse non è più capace di piangere, mentre sono le lacrime che preparano alla conversione del cuore. "Piangere per l'ingiustizia, piangere per il degrado, piangere per l'oppressione" — ha invitato il Papa — "Sono le lacrime che possono aprire la strada alla trasformazione; sono le lacrime che possono ammorbidire il cuore, sono le lacrime che possono purificare lo sguardo e aiutare a vedere la spirale di peccato in cui molte volte si sta immersi.

E Francesco a Ciudad Juarez, prima di lasciare il Messico, implora il dono delle lacrime, per i migranti che da tutta l'America Latina, attraverso il lungo corridoio messicano, cercano di "bucare la rete", per finire spesso schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione. Non cifre ma nomi, storie, famiglie, dice Bergoglio, spinti dalla povertà, dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato. Molti sono giovanissimi, "carne da macello", perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall'inferno delle droghe. E molte sono donne, inghiottite dal nulla, esistenze mai compiute. Quell'uomo in bianco, grida con tutta la forza residua di giorni spossanti, "mai più". Ma indica anche una via di uscita al dramma di Ciudad Juarez. Perché c'è sempre tempo per cambiare, c'è sempre una via d'uscita. "C'è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre".



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