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PAPA/ A Francesco non importano né Trump né la Cirinnà, ma lo sbaglio di Giuda

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

"In manibus nostris codices, in oculis nostris facta" diceva sant'Agostino. Le nostre mani, piene di codici e di citazioni, rischiano di non riuscire più a sorprendersi della freschezza dei fattirendendoci, di fronte alla realtà di un Papa che — come Cristo — sfida le nostre misure, sempre più arrabbiati, più cupi e più tesi a difenderci. Sembra a volte di assistere in questa Chiesa occidentale a quei matrimoni dove ogni minima parola è fonte di litigio e di violenza: ciò che importa ormai non è più quello che viene detto, ma il dolore che provo perché quello che tu dici io non lo comprendo. Capitò anche a Giuda. E decise, per questo, di far fuori Gesù, di accusarlo di una linea politica miope che avrebbe portato gli ebrei sempre più nelle mani di Roma e lontano dalle tradizioni dei Padri. 

Ma Cristo non era venuto per questo, era venuto per salvare. E la salvezza, ci dice la Quaresima, significa svuotarsi di ogni altra logica per far spazio alla natura dell'uomo e alla natura di Dio. Il divino e l'umano, Dio e il prossimo. Sono queste le luci che illuminano lo sguardo del Papa e che lo rendono così libero e così fastidioso. Inizino pure i commenti dunque, si susseguano le analisi, gli applausi e le critiche, ma, lo domando soprattutto a me, c'è ancora un uomo — qualcuno fra noi stremati figli di una storia così gloriosa e viva — che vuole la vita e desidera giorni felici? Se la risposta è "Io", allora la strada è una sola: non perdere di vista quest'uomo che, passando lungo il mare delle nostre Galilee, ci invita a mollare ogni sicurezza e ad andare con lui. Verso la Pasqua, verso una vita e una civiltà che — nel bel mezzo della notte — ricomincia. E spariglia le carte del già scritto, del già dentro, inquietando gli uomini con la testimonianza di una fiducia che può venire solo dal Cielo.

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COMMENTI
22/02/2016 - Due osservazioni (Villi Demaldè)

Anch'io ho letto e riletto l'articolo di don Pichetto, per cercare di capirlo bene. Alla fine mi restano alcune osservazioni: - "C'è un'esperienza di libertà in atto davanti ai nostri occhi che solo la rinuncia di Benedetto XVI o la letizia nella sofferenza di san Giovanni Paolo II possono eguagliare." Davvero, del pontificato grande e drammatico di San Giovanni Paolo II e di quello non meno grande di Benedetto XVI, solo questi due momenti eguaglierebbero l'innegabile esperienza di libertà di Papa Francesco? Mi sembra una lettura assai riduttiva della loro figura e del loro magistero. - Scrive don Giussani commentando la frase citata di S. Agostino: "In manibus nostris sunt codices, i Vangeli da leggere, la Bibbia da leggere; ma non sapremmo come leggerli, senza l’altra clausola: in oculis nostris facta. La presenza di Gesù è alimentata, confortata, dimostrata dalla lettura dei Vangeli e della Bibbia, ma è assicurata e si rende evidente tra noi attraverso un fatto, attraverso fatti come presenze." (L’uomo e il suo destino. In cammino, pp. 56-57). Mi paiono due momenti inscindibilmente uniti... Certamente il Papa, come Cristo, sfida la mia misura; ma non mi sento per questo arrabbiato, né cupo, né teso a difendermi. Semmai addolorato per il mio limite e la mia dimenticanza e per la confusione che avvolge la vita del nostro popolo; ma allo stesso tempo grato, mosso e commosso per l'Avvenimento di vita che mi ha preso e mi prende e che il Papa ci rende nuovamente presente.

 
19/02/2016 - Ragione e domande (Giuseppe Crippa)

Ho letto il Suo articolo, don Pichetto, questa mattina e mi ritrovo a rileggerlo questa sera perché l’eco delle Sue parole mi è rimasto nel cuore… Ho sempre meditato le parole ed i gesti di Chi ha avuto in passato e di Chi ha ora l’incarico di confermarci nella fede con la (purtroppo poca) attenzione di cui sono capace e con l’altrettanto limitata ragione di cui dispongo. E con esse non mi permetto di criticare le intenzioni di papa Francesco ma mi sembra doveroso criticare alcune dichiarazioni o quanto meno pormi delle domande. Beato Lei che non se ne pone…