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Cronaca

PAPA/ A Francesco non importano né Trump né la Cirinnà, ma lo sbaglio di Giuda

Papa Francesco a ruota libera sul volo di ritorno dal Messico: dal ddl Cirinnà alla contraccezione e all'aborto, dalla Cina a Trump. Ma la vera preoccupazione è una sola. FEDERICO PICHETTO

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Sulle parole pronunciate dal Papa nel suo viaggio di ritorno dal Messico si potrebbero dire molte cose, ma tutte rischierebbero di peccare di una certa parzialità: è parziale il metodo del confronto, che mira a paragonare le espressioni pronunciate dai Pontefici del passato con le affermazioni di Bergoglio, così come è parziale il metodo dell'ostinata promozione di ogni frase detta dal Vescovo di Roma come "in sintonia" o "in linea" con un'idea di Chiesa e di cristianesimo che coloro che si pronunciano vogliono solo avvalorare e confermare. 

Entrambe queste modalità ci rendono spettatori e commentatori della strada indicata da Francesco, mentre è decisamente più interessante provare a chiedersi "dove mi portano, dove mi vogliono portare" le parole e i gesti del Papa. Seguendo un cammino semplice, come quello di Giovanni e Andrea, pieno di curiosità e di passione al Vero, non è difficile cogliere come ogni intervento del Pontefice letteralmente "ci sposti" da quello che già sappiamo e già pensiamo del cristianesimo. Tutti i nostri giudizi, le nostre presunzioni e i nostri cavalli di battaglia si sbriciolano davanti all'uomo "venuto dalla fine del mondo" e alla sua semplicità, alla sua imprevedibile ed essenziale, ma ferma, certezza. Ogni volta che il Papa parla, si tratti di temi etici, di attualità o di desideri, il nostro sguardo è costretto a voltarsi verso un'altra direzione, a esprimersi con altre categorie da quelle cui siamo abituati. 

Indipendentemente dal fatto che il tema sia un virus piuttosto che le affermazioni di un politico, gli occhi di Francesco non sono pieni di preconcetti, ma solo del "grande gesto" con cui Dio ha salvato l'umanità: l'incarnazione, la passione, la morte e la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. È questa sovrabbondanza di sguardo che porta Bergoglio ad abbracciare il Patriarca di Mosca o a piangere per una ragazzina malata terminale che intona l'Ave Maria di Schubert, è per questa "grande Presenza" che egli è duro con i Vescovi che coprono la pedofilia o che sogna di andare in Cina. Il Papa segue Qualcuno, non perde di vista Qualcuno. Ed è questo a renderlo così affascinante e pericoloso. Anche agli occhi degli stessi cristiani. C'è un'esperienza di libertà in atto davanti ai nostri occhi che solo la rinuncia di Benedetto XVI o la letizia nella sofferenza di san Giovanni Paolo II possono eguagliare. 

Il punto non è se ci piace o meno dove sta andando la Chiesa, ma se noi la Chiesa vogliamo seguirla, vogliamo permettere che ci ribalti e che ci cambi. L'autorità non ha solo il dovere di confermare la nostra strada, ma anche di correggerla. Tante volte e in molti modi lo hanno fatto i papi durante il XX secolo, dalla strenua opposizione di Pio XI a Hitler fino alle profetiche parole di Paolo VI sulla vita e sulla responsabilità: ogni Vescovo di Roma ha scosso il popolo cristiano e non lo ha lasciato nelle sue comode opinioni, ma lo ha ridestato alla Verità, alla sequela di Qualcuno che è presente e vivo ora. 


COMMENTI
22/02/2016 - Due osservazioni (Villi Demaldè)

Anch'io ho letto e riletto l'articolo di don Pichetto, per cercare di capirlo bene. Alla fine mi restano alcune osservazioni: - "C'è un'esperienza di libertà in atto davanti ai nostri occhi che solo la rinuncia di Benedetto XVI o la letizia nella sofferenza di san Giovanni Paolo II possono eguagliare." Davvero, del pontificato grande e drammatico di San Giovanni Paolo II e di quello non meno grande di Benedetto XVI, solo questi due momenti eguaglierebbero l'innegabile esperienza di libertà di Papa Francesco? Mi sembra una lettura assai riduttiva della loro figura e del loro magistero. - Scrive don Giussani commentando la frase citata di S. Agostino: "In manibus nostris sunt codices, i Vangeli da leggere, la Bibbia da leggere; ma non sapremmo come leggerli, senza l’altra clausola: in oculis nostris facta. La presenza di Gesù è alimentata, confortata, dimostrata dalla lettura dei Vangeli e della Bibbia, ma è assicurata e si rende evidente tra noi attraverso un fatto, attraverso fatti come presenze." (L’uomo e il suo destino. In cammino, pp. 56-57). Mi paiono due momenti inscindibilmente uniti... Certamente il Papa, come Cristo, sfida la mia misura; ma non mi sento per questo arrabbiato, né cupo, né teso a difendermi. Semmai addolorato per il mio limite e la mia dimenticanza e per la confusione che avvolge la vita del nostro popolo; ma allo stesso tempo grato, mosso e commosso per l'Avvenimento di vita che mi ha preso e mi prende e che il Papa ci rende nuovamente presente.

 
19/02/2016 - Ragione e domande (Giuseppe Crippa)

Ho letto il Suo articolo, don Pichetto, questa mattina e mi ritrovo a rileggerlo questa sera perché l’eco delle Sue parole mi è rimasto nel cuore… Ho sempre meditato le parole ed i gesti di Chi ha avuto in passato e di Chi ha ora l’incarico di confermarci nella fede con la (purtroppo poca) attenzione di cui sono capace e con l’altrettanto limitata ragione di cui dispongo. E con esse non mi permetto di criticare le intenzioni di papa Francesco ma mi sembra doveroso criticare alcune dichiarazioni o quanto meno pormi delle domande. Beato Lei che non se ne pone…