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UNIONI CIVILI/ Il ddl Cirinnà e il futuro di chi ancora non c'è

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Restano quei quasi tre quarti di italiani che continuano a considerare l'adozione da parte di coppie gay come un'enormità, una pericolosa deriva o, nella più cauta delle ipotesi (che qui sottoscrivo) un imperdonabile azzardo: qualora il mio amico Carmelo si sbagliasse e il suo sentirsi donna si rivelasse drammaticamente insufficiente ad assicurare quella sfera femminile alla quale il bambino adottato avrebbe diritto, i danni sarebbero incalcolabili e, soprattutto, sarebbero pagati proprio da quest'ultimo una volta giunto all'età adulta.

Una legge che autorizzerebbe l'adozione da parte di coppie gay investe inevitabilmente il futuro di quanti ancora non ci sono. Assicura a quest'ultimi che "tutto è bene" e lo fa al di fuori di quell'umano principio di precauzione al quale il legislatore ricorre invece in ogni altro ambito — non a caso si parla di "impatto ambientale" e di "sviluppo sostenibile" — arrivando anche a pensare di rallentare o di bloccare le innovazioni qualora conducano a scenari non chiari e quindi rischiosi. 

Il nostro sistema democratico obbliga a delle scelte e queste stanno pericolosamente avviandosi verso l'abbandono del principio di precauzione pur di riconoscere un desiderio di paternità fuori da qualsiasi limite naturale. Certamente si può aprire un dibattito, ma la democrazia implica scelte e decisioni sulle quali ci si conta. La verità della nostra vita sociale è almeno a due dimensioni. La prima è quella dei rapporti umani, quella nella quale si realizzano gli incontri concreti che cambiano la vita. Ma accanto a questa esiste un secondo universo sociale che conosciamo solo per interposta persona: attraverso i media, i salotti televisivi e i manuali scolastici che, a loro volta, leggono la realtà che vedono e cercano di interpretarla. 

Si può girare le spalle ad un tale universo e dedicarsi al quotidiano, facendo attenzione agli incontri che contano — e ciò è semplicemente indispensabile — ma non si può evitare di far parte di quel prodotto tipico della modernità che si chiama "opinione pubblica" ed è sugli umori di quest'ultima, filtrata e ricostruita attraverso la cornice mediatica, che l'universo politico calcola le proprie strategie e approva o meno i disegni di legge.

Essere in piazza, prendere posizione pubblica assumendosi le proprie responsabilità è parte indispensabile del "gioco democratico". Si può benissimo restare a casa, andare al bar, così come si può anche arrivare a non prendere posizione, ma ciò vuol dire semplicemente avallare che l'11% (attivo e rumoroso) pesi più del 74 (passivo e silente). 

Tra qualche anno potremo vivere in un'Italia nella quale non ci riconosceremo più. In sé non è un problema: potremo e certamente dovremo dialogare anche con questo mondo che verrà. Peccato che nel frattempo abbiamo tollerato che un nuovo modello di famiglia (abbastanza singolare a dire il vero) sia venuto alla luce; con tutte le sue conseguenze per chi — per la prima volta nella storia — sarà nato a partire dal desiderio di due uomini, e la madre (proprio come la maggioranza degli italiani) se c'è, non c'entra.



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COMMENTI
02/02/2016 - Personale e sociale (Tiziano Villa)

Ringrazio Abbruzzese per il suo intervento lucido come sempre. Vorrei aggiungere la sottolineatura che si vedono pochi interventi anche sul Sussidiario che cerchino di mettere a fuoco la deriva antropologica della dittatura dei desideri all'interno della egemonia sull'occidente da parte del capitalismo finanziario e della sua ideologica che di fatto ha lanciato una nuova guerra di classi e nazioni (in cui l'Italia e' tra i vinti). Certe discussioni rarefatte su testimonianza personale rispetto a impegno pubblico sembrano svolgersi in modo ignaro dei rapporti di forza che si sono creati in occidente, e del fatto che le conseguenze non saranno semplicemente alcune opzioni di stili di vita personale ma la possibilità di accesso da parte di larghe masse agli strumenti essenziali per la vita a cominciare dal lavoro.

 
02/02/2016 - Il mondo non è perfetto e neppure noi (claudia mazzola)

Quante parole caro amico. Conosco famiglie naturali che hanno dei problemi enormi con i figli, il mondo è bello proprio perché c'è il bene ed il male!