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FACEBOOK E TWITTER/ Come uscire dalla bolla delle balle?

Siamo ormai nell'era dei social. Tutto quello che facciamo è costantemente oggetto di giudizio soprattutto se entriamo nelle reti di Facebook e Twitter. Ne parla LUCIA ROMEO

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Viviamo in un mondo on line. Tutto quello che facciamo è costantemente oggetto di giudizio. Soprattutto se siamo attivi su Facebook e Twitter, i nostri pensieri, le nostre opinioni possono generare reazioni importanti, a volte spiacevoli. Le cronache sono piene di accadimenti che hanno avuto la loro origine sui social network. E' recente il caso di una responsabile delle comunicazioni di una grande azienda che poco prima di imbarcarsi per un volo intercontinentale ha twittato sul suo profilo privato un commento razzista e che all'arrivo, appena riacceso lo smartphone, ha ricevuto la comunicazione del suo licenziamento. Spesso quando vengo invitata a tenere corsi di formazione con gli studenti, mi dilungo sull'importanza della gestione dei profili individuali e di come una carriera o una potenziale assunzione possano essere compromesse da quello che quotidianamente si posta. Foto, commenti, attività sono lo specchio fedele di chi siamo, tanto che i social network tracciano identikit precisi dei nostri gusti da vendere alle aziende per fare business e i direttori del personale delle imprese, prima ancora di fare un colloquio, cercano di capire online che tipo di persona si trovano di fronte. Quando parlo di queste cose, spesso, vedo facce sorprese e meravigliate e i commenti che mi arrivano sono di questo tenore: "Ma che c'entra, quella è la mia vita privata! E' separata da quella aziendale. Sono due cose distinte". Oppure: "Quello che faccio fuori dal lavoro, sono affari miei". Tutto corretto. Tutto sacrosanto.

Fino a quando resta limitato alla sfera delle amicizie strette. Non divulgato da nessuno. Ma quando viene sbandierato online con tanto di foto, commenti, e condiviso decine di volte, cambia natura e diventa mediatico. Diventa cioè oggetto di comunicazione e in, quanto tale fruibile, anche da tutti gli altri che utilizzano lo stesso canale. E non sempre lo fanno con le intenzioni a noi care. Peggio ancora se all'interno dell'azienda presso la quale si lavora si esercita una funzione in qualche modo pubblica o di rilievo istituzionale. Del resto, oggi, tutto tende ad essere consumato in modo veloce e impreciso. Con giudizi feroci.

Ne ho avuto prova, recentemente, per una questione di lavoro. L'azienda per la quale lavoro è finita su molti media a causa della pubblicazione di un'indiscrezione di un giornale straniero che annunciava uno scoop clamoroso per il giorno dopo. Ora, a parte il fatto che non ho mai visto un giornalista che ha in mano uno scoop annunciarlo per il giorno seguente anziché pubblicarlo, in realtà la notizia si è rivelata una bufala, tanto che lo stesso giornale in serata si è affrettato a redigere un comunicato stampa nel quale sosteneva che "gli altri organi di informazione hanno frainteso le nostre anticipazioni". Risultato, molti quotidiani e telegiornali di tutto il mondo hanno, comunque, ripreso la notizia (falsa) e i siti internet erano invasi da titoloni a tutta pagina. Effetto secondario, non di poco conto, il titolo perdeva più del 5% in borsa.