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Cronaca

GLORIA ROSBOCH/ Un prof: non riusciamo a immaginare di essere traditi da chi abbiamo amato

Può uno studente, o un ex studente, uccidere il suo professore, come è accaduto alla professoressa Gloria Rosboch, a Castellamonte nel Canavese? Commento di GIANNI MEREGHETTI

Gloria Rosboch (Foto dal web)Gloria Rosboch (Foto dal web)

Agghiacciante e impensabile, questo è il primo pensiero che viene alla mente di fronte all'orrendo omicidio di Gloria Rosboch, la prof di Castellamonte. E giustamente la reazione del procuratore capo di Ivrea è stata quella di evidenziare e condannare la disumanità di chi si è reso responsabile di un così grave delitto. 

Io non potrei pensare possibile che dentro la scuola in cui vivo possa accadere una cosa simile, è fuori dall'immaginabile quanto accaduto nel Canavese, che uno studente possa uccidere il suo insegnante non appartiene al rapporto educativo dove ciò che si mette al centro è la positività dell'altro.

Non che non vi siano problemi, non che non vi siano logiche di interessi particolari, non che non vi siano speculazioni o tradimenti, né che non vi siano risentimenti; anche la vita quotidiana della scuola è fatta di contraddizioni, anche drammatiche. Quante volte accadono ingiustizie, e quante volte uno vede la possibilità di approfittare della bontà o della credulità dell'altro. Ma questi aspetti, pur presenti in campo educativo, non vincono mai, perché l'orizzonte che si apre sulla scuola, anche la più scalcagnata e la più difficile, è che l'altro è un valore, che la sua umanità è più forte di tutti i limiti che pur lo caratterizzano.

Io non potrei mai pensare che un mio studente possa un giorno uccidermi, come non posso pensare oggi che possa approfittare di me, perché sono certo che lui ha lo stesso sguardo che ho io, uno sguardo in cui vive la certezza che l'altro vale di più dei suoi limiti come vale di più delle ingiustizie che io possa commettere a lui. Questo io posso pensare, che l'altro è un bene e che lo stesso lui pensa di me, per questo quello che è successo nel Canavese non fa parte di ciò che viviamo a scuola, dell'umanità che lì si respira.

Questa mia certezza non significa che quello che io non posso pensare non possa accadere, il male esiste ed esiste anche in me, ma io non vivo nella paura che vinca o che possa accadere l'impensabile. E' di altro che io vivo, dell'umanità che imparo quotidianamente a tu per tu con gli studenti e le studentesse che ogni giorno incontro in classe, di questo io vivo, e questo mi basta per essere libero di guardarli, certo della loro reciprocità. 


COMMENTI
21/02/2016 - amore? (roberto castenetto)

L'assassinio della professoressa insegna anche altre cose. Ad esempio che la stampa non dice la verità (cosa risaputa, ma è meglio ridirsela). Perché non si parla del legame che c'era tra i due presunti assassini, uno ventiduenne e l'altro cinquantaquattrenne? Legame che durava, pare, da molto tempo. Da quando il più giovane era minorenne? Perché di questo non si dice nulla? Per rispetto della riservatezza? In questi ultimi anni ci hanno detto che l'uccisione di una donna, da parte di un uomo, marito, compagno o fidanzato che sia, è femminicidio. Su questo reato hanno prodotto persino un documento internazionale, a Istanbul, che l'Italia ha recepito nella legge sul femminicidio, che le scuole dovranno attuare, in base al comma 16 della legge 107. Ma questo non è femminicidio. Sarà allora professoricidio?