BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

STRAGE IN MICHIGAN/ Perché un Mr. Dalton "qualsiasi" inizia a sparare contro tutti?

Ennesima strage negli Usa: in Michigan, a Kalamazoo, un uomo, poi fermato dalla polizia, si è messo a sparare ai passanti, facendo sei vittime. Il commento di PAOLO VALESIO

Infophoto Infophoto

NEW YORK — Cracker barrel (letteralmente: "bariletto dei biscotti") è un'espressione usata metaforicamente nell'inglese americano come attributo di un certo stile di socializzazione, tipica di quella che può (poteva) aver luogo in conversazioni informali tra vicini, dentro certi negozietti di campagna; ma nell'uso aggettivale può anche essere un epiteto razzialmente offensivo usato per designare i poveri di razza bianca. Questa espressione, nel suo senso buono, è poi diventata il titolo di una catena di "ristoranti" — in realtà, trattorie molto alla buona e molto impersonali: i "Cracker Barrel Restaurants", tutti standardizzati ("Più di 630 in lungo e in largo per gli Usa!", "Ce n'è uno all'uscita di ogni autostrada!", proclama la loro pubblicità), che riflettono la nostalgia per una bonaria società rurale la quale è ormai solo un ricordo del passato (e che da noi sarebbe oggetto di qualche divagazione nostalgica in stile pasoliniano).

Che cosa ha a che fare tutto ciò con il caso di quel Jason Dalton che sembra aver ucciso a casaccio una mezza dozzina di persone a Kalamazoo nello stato del Michigan? 

Ecco, io ho tentato di descrivere invece di prescrivere; di evitare cioè le reazioni, peraltro sacrosante, che appaiono ormai come dei copia-e-incolla applicati a questi massacri-copia-e-incolla: banalità del male, circolazione impazzita delle armi da fuoco, attentati terroristici eccetera  (a proposito: "terrorismo" dovrebbe essere aggiunto a quella lista di parole, positive e negative — come "democrazia" — delle quali George Orwell già alla metà del secolo scorso denunciava un certo svuotamento di significato). Non potendo spiegare l'atto di violenza nel Michigan, e tentando di evitare le pseudo-spiegazioni, mi sono limitato a un tentativo di rappresentazione mentale dello sfondo in cui è avvenuto il massacro: tra un ennesimo "Cracker Barrel Restaurant" e un'ennesima rivendita di automobili, nell'ennesima area metropolitana (circa 300mila abitanti) che si è vistosamente allargata intorno all'ennesima piccola città americana (Kalamazoo sembra toccare a stento i 75mila cittadini).

Una volta c'erano gli sfondi visivi di Edward Hopper e gli sfondi psicologici dei racconti di Sherwood Anderson e dei drammi di Thornton Wilder — bei ricordi da musei e biblioteche che descrivono un'America semi-rustica e paesaggi urbani dotati di una loro bellezza, tra l'idillico e il dignitosamente triste; adesso, pare che in tutto questo panorama predomini l'impersonalità, la ripetitività, il rassegnato squallore. Qualunque si riveli, o non si riveli, essere il senso del massacro compiuto da Jason, parte del suo senso/nonsenso è che questa tragedia si sia consumata tra il grigiore di una tavola calda in serie e il grigiore di una rivendita di automobili — insomma, in una piattezza che può spegnere lo spirito di chi in essa vive, rischiando di farlo morire prima del suo tempo. Ed è ironicamente significativo che nelle fotografie finora disponibili Jason Dalton appaia (dico "appaia" perché sono consapevole del pericolo di certe generalizzazioni che potrebbero avere un sapore razzista) come proprio il tipo di quei bianchi poveri cui la titolazione di quei ristoranti involontariamente allude.